Ad Haiti la violenza delle gang e dei gruppi criminali locali non si ferma. Nei mesi conclusivi del 2024 il numero di persone sequestrate è aumentato, almeno 447 casi. Nell’arco dell’intero anno il numero di feriti è aumentato del 17% rispetto al 2023. Gli omicidi sono stati più di 5000.

Il quadro dipinto dal Report del Secretary-General on the United Nations Integrated Office in Haiti (BINUH) è preoccupante. Oltre alla violenza contro la popolazione civile, ci sono stati numerosi attacchi alle infrastrutture del paese. Anche l’aeroporto internazionale della capitale e i servizi pubblici i base sono stati compromessi, rendendo più difficile il coordinamento delle azioni e la risposta umanitaria ai bisogni della popolazione civile.

Il documento (S/2025/08), che è stato pubblicato il 13 gennaio in base alla risoluzione 2743 (2024) del Consiglio di Sicurezza, mette in luce la debolezza della risposta delle forze di sicurezza del paese nel contenimento della violenza. Nonostante l’appoggio della comunità internazionale, la polizia haitiana non sembra essere in grado di contrastare le azioni dei gruppi criminali che oramai controllano quasi totalmente la capitale Port-au-Prince.

Anche l’Unicef in questi giorni ha lanciato l’allarme. Il portavoce dell’organizzazione, James Elder ha segnalato lo “sconcertante aumento del 1.000 per cento delle violenze sessuali contro i bambini”. Sempre sul sito Unicef si legge che “il reclutamento di bambini dei gruppi armati è aumentato del 70%. Attualmente, – continua Elder – fino alla metà dei membri dei gruppi armati è costituita da bambini, alcuni dei quali hanno anche otto anni. Molti vengono presi con la forza. Altri sono manipolati o spinti dall’estrema povertà. È un ciclo letale: I bambini vengono reclutati nei gruppi che alimentano la loro stessa sofferenza”.

Nell’isola sono circa 1.2 milioni i minorenni esposti alle conseguenze della violenza armata. I ragazzi sfollati sono quasi mezzo milione e Unicef stima che 3 milioni avranno necessità di accedere all’assistenza umanitaria nei prossimi mesi.

L’isola di Hispaniola vive da tempo una situazione in una situazione di perenne crisi. Ad aggravare la situazione, oltre all’instabilità istituzionale che ha portato all’uccisione del presidente Jovenel Moïse il 7 luglio del 2021, hanno contribuito anche i diversi disastri naturali che si sono susseguiti negli anni. Uno su tutti, il sisma del 2010 che ha raso al suolo gran parte della capitale e causato più di 200.000 vittime. Una situazione di profonda sofferenza che non sembra destinata ad una rapida soluzione.