“Quando perdiamo qualcosa di importante il nostro rapporto con la vita non è più lo stesso. L’amore non muore realmente, ma si trasforma in altro – ha dichiarato in una recente intervista a Vogue, la registra premio Oscar, Chloé Zhao. “Dobbiamo solo trovare un equilibrio: se non sappiamo come elaborare il dolore intrappoliamo tutto dentro di noi, è allora che l’arte può diventare “la via”, un posto sicuro. Prima, però, bisogna fare un lavoro interiore, perché da questo può germogliare la storia giusta”. Nel caso del suo ultimo film, la storia giusta non è niente di meno che la tragedia più famosa di tutti i tempi: l’Amleto di William Shakespeare.
L’ultima opera di Zhao, Hamnet – Nel nome del figlio, è un racconto su genitorialità e dolore. Il tono è lirico, quasi magico. La natura e i suoi colori invadono la scena. Il verde profondo della foresta, il marrone dei campi, l’azzurro grigiastro del cielo accompagnano l’evoluzione dei personaggi. Ogni inquadratura è una fotografia. La ricerca estetica non rimane però fine a sé stessa. È nei silenzi, nelle parole non dette che si trova il cuore della pellicola. Nella contemplazione della vita e nell’elaborazione del lutto che spalancano le porte alla creazione artistica.
Sullo sfondo c’è l’Inghilterra elisabettiana di fine XVI secolo. La quasi totalità della vicenda è ambientata nella cittadina inglese di Stratford-upon-Avon. Il giovane maestro William (Paul Mescal) incontra e si innamora di Agnes (Jessie Buckley), una ragazza misteriosa di cui si dice sia figlia di una strega della foresta. I due si sposano e hanno tre figli: Susannah e i gemelli Judith e Hamnet. È proprio la perdita improvvisa di quest’ultimo il centro emotivo del racconto.
La madre e il padre del bambino si trovano a fare i conti con il lutto in modi diversi. Agnes-Buckley tormentata dal dolore si rinchiude nella vita in campagna della famiglia. Shakespeare-Mescal si allontana, immergendosi nella vita londinese del teatro Globe e della sua compagnia teatrale. Nella morte sul palcoscenico di Amleto, il Bardo trascende il proprio dolore e lo rende universale. Una sequenza catartica sia per i personaggi, sia per gli spettatori, fittizi e reali, che si trovano a fare i conti con la potenza salvifica e rivelatrice dell’opera artistica.
Un film drammatico dal tono intimo, tratto dal romanzo Hamnet (2020) della scrittrice nordirlandese Maggie O’Farrell. La storia si concentra sulla vita privata del poeta, portando alla luce lo spaccato personale ed emotivo dell’autore. Racconta l’uomo dietro l’artista e indaga il sentimento che porta forse alla stesura di una delle sue tragedie più celebri. A rendere particolarmente efficace la pellicola, candidata a ben 8 premi Oscar e reduce dal trionfo dei Golden Globe, è la prova attoriale di tutto il cast, la regia e l’eterea colonna sonora di Max Richter.