L’agenda europea per l’ambiente e la sostenibilità è guidata dal Green Deal, il quale mira alla neutralità climatica entro il 2050 e a ridurre drasticamente le emissioni entro il 2030 (obiettivo -55%), attraverso energie rinnovabili, economia circolare, lotta all’inquinamento e protezione della biodiversità, integrandosi con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 dell’ONU, che coprono anche aspetti sociali ed economici (povertà, fame, istruzione, salute, disuguaglianze), richiedendo un’azione globale e sistemica.

Uno degli obiettivi più ambiziosi dell’agenda 2030 riguarda il rapporto tra città e comunità sostenibile. Il piano europeo punta a rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e ad elevare la qualità di vita della popolazione attraverso il miglioramento della qualità dell’aria, della mobilità e della sicurezza, con particolare attenzione ad una gestione più consapevole dei rifiuti per ridurne l’impatto ambientale e alla realizzazione di edifici, residenziali e non, più efficienti e sostenibili.

L’Italia sta portando avanti la realizzazione di centri urbani sempre più verdi, accessibili ed efficienti mediante politiche innovative con investimenti mirati e con l’ausilio di una attiva collaborazione tra istituzioni, aziende e cittadini. I dati diffusi dall’Istat dimostrano che nel confronto tra i valori dell’ultimo anno disponibile e quelli dell’anno precedente, la maggioranza degli indici è in miglioramento, mentre su base decennale si registrano peggioramenti per le misure relative al trasporto pubblico e a quelle relative alla popolazione a rischio di disastri (frane e alluvioni).

Il percorso verso un futuro completamente sostenibile richiede un impegno costante e condiviso ed azioni delle amministrazioni locali capaci di accelerare la transizione ecologica, con un sempre maggior impegno educativo e culturale a favore della sostenibilità, consapevoli che la tutela dell’ambiente significa anche cura della persona e che il degrado ecologico si ripercuote inevitabilmente sul benessere e sulla qualità della vita.

In questo contesto è centrale l’impegno per la tutela del paesaggio, inteso come la percezione dell’ambiente da parte dell’uomo. La cura del paesaggio rappresenta un indicatore sintetico dello stato di salute di un territorio e di una città; un luogo degradato ha infatti minore attrattiva e il suo disordine contribuisce a creare ulteriore disgregazione e frammentarietà e insicurezza nelle persone.

La prospettiva è quella dell’uomo delegato da Dio alla cura della casa comune, non chiamato ad essere un despota ma un amministratore, tenuto a rendere conto del suo operato in un rapporto di reciprocità con l’ambiente.

Occorre condannare ogni forma di sfruttamento tirannico che va ad avvantaggiare solo pochi nella consapevolezza (ancora poco diffusa) che calpestare la giustizia e la pace danneggia soprattutto i più poveri, gli emarginati e gli esclusi. Già Papa Francesco nella Laudato sì, aveva evidenziato come non porta alcun frutto riconoscere i sintomi della crisi ecologica se non si riconosce la radice umana dell’emergenza, causata dalla tendenza ad accettare acriticamente lo sviluppo tecnologico.

È centrale il rapporto tra il povero e l’ambiente, inteso come luoghi, case, città. Il degrado degli spazi porta con sé una povertà di relazione sia umana che ambientale. Le parole di Papa Leone XIV nella Dilexi Te sono chiare “come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro!”. Ed ancora, “non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone” (cfr. Cap. 4 n. 96).

La soluzione, dunque, pare quella di favorire una sana cultura ecologica che non si accontenti di rispondere alle emergenze ambientali, ma che proponga un diverso pensiero politico, un più accorto programma educativo, un nuovo stile di vita capace di favorire un altro tipo di progresso, più sano, umano, sociale e fraterno.