Disegni, sculture, dipinti, documenti, foto e ceramiche. Il genio di Pablo Picasso non si può racchiudere in un’unica forma espressiva. La sua personalità e ricerca artistica trascendono i confini tradizionali delle arti classiche per dare corpo ad un percorso estetico multiforme e sfaccettato.
A Roma, al Museo del Corso, è in mostra fino al 29 giugno 2025 la seconda tappa italiana di Picasso lo straniero. Oltre 100 opere organizzate in un percorso che approfondisce anche l’esperienza in terra francese dell’artista spagnolo di fama mondiale. Il percorso espositivo segue l’ordine cronologico dall’arrivo di Picasso a Parigi alla sua morte, avvenuta nel sud della Francia. Le opere dell’artista sono accompagnate da documenti, fotografie, lettere e video che raccontano la personalità e la storia dell’artista. L’esposizione porta per la prima volta al grande pubblico un nucleo di opere inedite.
La mostra è stata organizzata da Fondazione Roma con Marsilio Arte e realizzata grazie alla collaborazione con il Musée national Picasso-Paris, il Palais de la Porte Dorée con il Musée national de l’histoire de l’immigration, il Museu Picasso Barcelona, il Musée Picasso di Antibes, il Musée Magnelli – Musée de la céramique di Vallauris e alcune collezioni private europee. L’idea del progetto è nata da Annie Cohen-Solal, curatrice della mostra, a cui si è aggiunto il contributo Johan Popelard del Musée national Picasso-Paris.
Nel 1904 Pablo Picasso si stabilisce definitivamente a Parigi. Nonostante la fama internazionale e la residenza in Francia fino alla morte all’età di 91 anni, l’artista non otterrà mai la cittadinanza francese. La mostra segue la traiettoria estetica e politica di Picasso, per illustrare come il pittore abbia costruito la propria identità vivendo nella condizione di immigrato.
L’idea dell’esposizione nasce della curatrice Annie Cohen-Solal, che è anche autrice di Picasso. Una vita da straniero, pubblicato in Italia da Marsilio Editori. Al centro del percorso espositivo la paradossale vicenda dell’artista: “In Francia Pablo Picasso è un mito nazionale”, le parole della curatrice sul sito della Fondazione Roma. “Con l’apertura del Musée national Picasso-Paris nel cuore di Parigi nel 1985, le sue opere sono entrate a far parte a pieno titolo del patrimonio dello stato. Non è tuttavia sempre stato così. Pochi sanno che il pittore non è mai diventato cittadino francese e addirittura nel 1901 venne bollato dalla polizia come «anarchico sotto sorveglianza». Eppure, nonostante le difficoltà, le umiliazioni, i rifiuti e le varie battute d’arresto che Picasso dovette subire al suo arrivo in una Francia xenofoba e appena uscita dall’Affaire Dreyfus, l’artista andò avanti, costruendo ostinatamente la sua opera”.
Una vicenda complessa, su cui la mostra tenta di gettare un faro di luce, in cui si condensano arte e politica. “Su Picasso è stato scritto tutto, si direbbe – continua la curatrice – Nessun artista ha suscitato altrettanti dibattiti, controversie, passioni. Ma quanti sanno quali ostacoli il giovane genio ha dovuto affrontare quando è arrivato a Parigi per la prima volta, nel 1900, senza sapere una parola di francese? E come ha fatto a orientarsi nella metropoli moderna, la città tentacolare in preda a forti tensioni sociali? Perché, nel 1914, settecento dei suoi più bei dipinti cubisti sono stati confiscati e, successivamente, venduti all’asta? Perché, nel 1940, mentre è ormai amato e rispettato nel mondo intero, la richiesta di naturalizzazione che ha inoltrato in Francia viene respinta?”. A tutte queste domande prova a rispondere l’esposizione.