“Le città sono come un libro che bisogna leggere per intero, diversamente si rischia di non afferrarne il senso. La periferia, i margini e le zone di nuova espansione: nella mia vita sono andato a finire sempre un po’ più in là”. Così racconta Gabriele Basilico nelle sue riflessioni sulla fotografia. Anche la città di Roma è stata ritratta dal celebre fotografo italiano nelle sue diverse anime: dall’architettura monumentale a quella razionalista, dal centro alla periferia. Proprio intorno ai monumenti classici e ai palazzi più moderni si snodano i due nuclei principali della mostra Gabriele Basilico. Roma., a cura di Matteo Balduzzi e Giovanna Calvenzi, visitabile nella suggestiva cornice di Palazzo Altemps fino al 4 maggio 2025. L’esposizione, realizzata nell’ottantesimo anniversario della nascita dell’artista, è promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, in collaborazione con il Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps, il MUFOCO – Museo di Fotografia Contemporanea e l’Archivio Basilico.
Al centro dell’esposizione, il rapporto tra il fotografo milanese e la città eterna che viene ripercorso attraverso grandi stampe in bianco e nero che si alternano con le statue di epoca romana facenti parte della collezione permanente del Palazzo. A completare il percorso, due sale dedicate all’archivio di Basilico. I visitatori possono anche ammirare 60 fogli originali di provini a contatto e una vasta selezione di appunti scritti dall’artista durante sette dei progetti principali realizzati su Roma. La città viene raccontata con più di 50 scatti, realizzati tra il 1985 e il 2011 nel corso di venti incarichi professionali e di diverse campagne fotografiche. Un’indagine che attraversa diversi momenti della vita dell’autore e che racconta Roma senza ricalcarne i cliché.
La capitale, nel percorso della mostra, viene mostrata nei suoi diversi volti grazie ad “affondi nell’architettura razionalista alla compresenza di architettura civile e monumentale come principio costante del tessuto urbano romano, dalle diverse sfaccettature del Colosseo, ai lavori che esplorano il rapporto tra figura umana e architettura contemporanea” si legge nel comunicato di presentazione della mostra. Basilico dedica particolare attenzione alla stratificazione di stili e di momenti storici che caratterizzano il tessuto urbano romano. Un elemento architettonico unico che fornisce al fotografo “l’opportunità di raccontare anche una città moderna che sa includere simultaneamente le architetture imponenti, lucide e riflettenti della modernità razionalista insieme ai templi, agli archi e palazzi della storia più antica dentro alla stessa grandiosa monumentalità”.
Gabriele Basilico (Milano, 12 agosto 1944 – 13 febbraio 2013) è stato uno dei più importanti fotografi italiani. Laureatosi in Architettura al Politecnico di Milano, si dedica con dedizione alla documentazione fotografica e, verso la fine degli anni ’60, esordisce con immagini di indagine sociale. All’interno della sua produzione fotografica un ruolo centrale è ricoperto dalla riflessione sulle trasformazioni dei territori urbani, sul loro cambiamento e sulle trasformazioni avvenute nel passaggio dall’era industriale a quella postindustriale. La protagonista indiscussa dei suoi scatti è la città, intesa come prodotto storico ed economico. Proprio le città e la loro identità mutevole vengono raccontate con un rigore compositivo e uno stile documentaristico che costituiscono la cifra stilistica e l’eredità del fotografo. In questa ricerca trova spazio anche la riflessione sul rapporto tra uomo e paesaggio, in un “continuo guardare e riguardare il paesaggio antropizzato” si legge sul suo sito ufficiale. Indagine “che ha orientato quella vasta area della fotografia contemporanea che ha come vocazione l’osservazione del mondo in trasformazione”. Il suo lavoro, lento e meticoloso, dà vita a una mole significativa di immagini. Una delle città che Basilico aiuta a rendere iconiche è sicuramente la sua Milano. Non solo. Famosi presso il grande pubblico sono anche gli scatti realizzati a Beirut, Madrid e, appunto, Roma.
Visitatori all’interno dell’esposizione. Foto di Francesca Carenzi.