In questo momento storico caratterizzato da diverse crisi è fondamentale un impegno collettivo nella realizzazione di misure a sostegno del bene comune, rilanciando l’amicizia sociale, basata su valori etici condivisi. L’Amicizia sociale rappresenta un elemento fondamentale per la pace attraverso il dialogo, promuovendo un’ampia partecipazione attiva.
Per raggiungere questi obiettivi è necessaria una nuova relazione tra gli attori sociali ed in particolare tra la Pubblica Amministrazione ed il Terzo Settore, enti dotati di risorse e capacità differenti, da combinare in una collaborazione costante, che permetta di attuare delle politiche pubbliche ad alto valore sociale.
In Italia, il Codice del Terzo Settore approvato nel 2017, ha introdotto un nuovo paradigma collaborativo integrando il modello incentrato su soli meccanismi competitivi. L’art. 55 del Codice presenta due principali strumenti, la co-programmazione e la co-progettazione, i quali rappresentano delle modalità di regolazione che innovano radicalmente i rapporti tra i soggetti pubblici (non solo i Comuni, ma tutte le Pubbliche Amministrazioni) e le realtà del Terzo Settore, enti alleati, coinvolti e corresponsabili in un’ottica di amministrazione condivisa.
Il Consiglio di Stato con parere n. 2052 del 2018 aveva sollevato perplessità in merito alla portata dei principi di co-programmazione e co-progettazione, ritenendo questi principi potenzialmente in contrasto con il principio europeo della concorrenza.
La sentenza della Corte costituzionale n. 131/2020 si è espressa sul punto, evidenziando l’importanza delle norme del Codice dedicate ai rapporti tra gli enti del Terzo Settore (ETS) e la Pubblica Amministrazione, i quali realizzano direttamente principi e valori essenziali del nostro ordinamento, ponendo al centro della loro azione la tutela della persona e la solidarietà, espressioni, dunque, del principio di sussidiarietà orizzontale previsto dall’art. 118 della Costituzione.
Nello specifico, il comma secondo dell’art. 55 del Codice del Terzo Settore stabilisce che «la co-programmazione è finalizzata all’individuazione, da parte della Pubblica Amministrazione procedente, dei bisogni da soddisfare, degli interventi a tal fine necessari, delle modalità di realizzazione degli stessi e delle risorse disponibili». Dunque, le associazioni, le fondazioni e gli enti impegnati nel sociale sono chiamati ad agevolare e sostenere gli enti pubblici nell’individuazione dei bisogni e delle necessità della comunità, anche fuori dalle tradizionali aree di competenza amministrativa.
La co-progettazione, invece, è finalizzata alla definizione ed eventualmente alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti, alla luce degli strumenti di programmazione realizzati da enti del Terzo Settore e Pubbliche amministrazioni.
Le forme di co-programmazione e co-progettazione sono molteplici, trovando il fondamento nel favorire l’incontro tra soggetti diversi, pubblici e privati, tutti impegnati nella tutela della comunità e nel sostegno delle politiche sociali. Per cui è necessario passare dal giudizio – e talvolta dal pregiudizio – al riconoscimento dell’altro, sia esso ente pubblico o privato, come risorsa da coinvolgere con un approccio collaborativo e di responsabilità all’interno di un perimetro molto ampio nel quale possono essere realizzate diverse iniziative di welfare locale: dall’istruzione, alla cultura, alla sanità, all’ambiente, e tante altre.
Particolarmente interessanti sono le iniziative di alcuni enti locali, i quali promuovono la creazione di reti collaborative nel segno della fraternità per sviluppare un’azione amministrativa integrata tra territorio, persone e comunità, capace di rispondere ai bisogni ed alle sfide complesse della società. L’approccio collaborativo riesce a rendere reale il principio guida della corresponsabilità all’interno di una comunità, consapevoli che “nessuno si salva da solo” – come ha affermato Papa Francesco nell’Enciclica Fratelli tutti.