Intervista a Vito Alfieri Fontana, sminatore e operatore per l’organizzazione umanitaria INTERSOS.
La sua vicenda viene raccontata nel libro Edizioni Laterza dal Titolo “Ero l’uomo della Guerra”.
Carissimo ingegnere che piacere ritrovarsi. Conosciamo il suo impegno continuo per la pace, a suo avviso, in questi tempi di guerra dove i conflitti mondiali sembrano non avere una fine, c’è la possibilità che il buon senso possa prevalere nello scenario mondiale?
Purtroppo il buon senso non fa più presa sulle coscienze: le reciproche narrazioni propagandistiche narrano storie inconciliabili che vengono veicolate senza filtri nelle nostre case. Davanti ad un televisore oppure interagendo su un social, combattiamo la nostra guerra, pensando di essere al sicuro.
Il suo passato da produttore leader di mine antiuomo e poi la sua decisione di diventare sminatore e di farlo in prima persona hanno ispirato molti ad impegnarsi per la pace. Cosa pensa di chi oggi, per coscienza, si rifiuta a diversi livelli di perpetuare tale violenza?
Chiunque testimonia con il proprio esempio la contrarietà alla guerra rappresenta una risorsa preziosa per la comunità. Non è slealtà verso lo Stato anzi è esempio di integrità e coerenza delle quali una nazione ha bisogno in diversi altri campi di servizio alla comunità.
Papa Francesco fino al giorno della sua morte si è impegnato per la pace e la fraternità dei popoli. In continuità con il suo predecessore, Papa Leone XIV, fin dal primo giorno, si sta battendo per una pace disarmata e disarmante. Ritiene che i processi di pace promossi dalla Chiesa possano giungere a toccare il cuore dei potenti della terra?
Tutte la parti in lotta oggigiorno chiedono, anzi ridicolmente pretendono l’aiuto di Dio. Il cammino del Papa e di chi crede penso sia di far tornare nelle coscienze il concetto di un Dio Padre di tutti gli uomini. Alla fine bisogna che qualcuno non si stanchi mai di far capire al mondo che abbiamo tutti bisogno l’uno dell’altro. Sicuramente la Chiesa sta facendo il possibile per trovare punti di incontro, preghiamo che riesca.
Lo scorso 12 e 13 Settembre si è tenuto a Roma il World Meeting on Human Fraternity. L’evento ha coinvolto politici, accademici, associazioni, giornalisti artisti impegnati nel promuovere le diverse declinazioni della fraternità. A suo avviso, quale è l’urgenza oggi per costruire una vera fraternità mondiale?
Per me la pace è dignità, un lavoro, una famiglia, un futuro e tutto questo per me collide con l’attuale ordine economico mondiale basato sullo sfruttamento sistematico delle vite umane e delle risorse della terra.
Infine, in una Europa sempre più votata al riarmo, e in uno scenario mondiale sempre più teso, cosa si sente di dire ai giovani?
I giovani dovrebbero essere coscienti di essere soggetti di diritti civili e non oggetti di consumi commerciali.