Assessora alle Politiche Sociali e alla Salute del comune di Roma
Carissima assessora, è giunta ad un importante ruolo politico dopo una lunga esperienza nell’associazionismo. Come è nato il suo impegno sociale e quali sono stati i punti di riferimento che hanno guidato il suo percorso?
Cogliete bene un aspetto personale, l’impegno sociale nel volontariato, nel servizio ai poveri, nell’associazionismo cattolico fin da giovanissima ha caratterizzato la mia vita.
Con il tempo ho preso sempre più coscienza che per riuscire a determinare un cambiamento nella qualità di vita di tante persone, soprattutto le più fragili, è necessario entrare nelle istituzioni; così l’attività in e per la comunità si è tramutata in partecipazione attiva.
Il processo democratico custodito dall’art. 49 della nostra Costituzione mi ha avvicinato al mondo dei partiti, quindi, insieme ad alcuni amici abbiamo dato vita a Democrazia Solidale. Persone, con le quali viviamo lo stesso spirito di servizio anche nelle istituzioni, sempre orientati alla ricerca del bene comune.
Nella mia esperienza, Don Milani è certamente un grande modello e testimone. In Lettera a una Professoressa scorgo la politica che cerco di mettere in campo tutti i giorni: quella di sortire insieme dai problemi. L’unica strada secondo me degna di nota per un politico è quella di affrontare la complessità, sostenendo confronto, ascolto e condivisione, così da provare a risolvere i problemi insieme, giungendo ad un noi. La singola persona, anche con grande impegno, non potrà mai cambiare le cose e costruire una rete intorno a tante fragilità.
Mi risuonano ancora le parole di Papa Francesco nella sua prima visita in Campidoglio nel 2019, durante la quale chiese a gran voce alla politica capitolina di ricostruire Roma come “città di ponti e non di muri”.
Quel momento rappresenta una linea guida importante per le politiche di welfare, e non solo, della nostra città. La direzione per noi è quella di realizzare ponti veri e relazionali capaci di accompagnare i cittadini della nostra città senza lasciare indietro nessuno. Noi come amministrazione ci prendiamo l’impegno di curare queste relazioni tra generazioni, e quindi tra giovani e anziani, tra chi sta meglio e chi sta peggio, contrastando la cultura dello scarto.
Roma è una città complessa in cui si intrecciano tante vite diverse, cultura, bellezza, ricchezza, fragilità e povertà. Come le bellezze artistiche e culturali della comunità possono essere messa al servizio e a sostegno delle persone che vivono le periferie urbane ed esistenziali della città?
La città per essere veramente bella, oltre a custodire il grande patrimonio culturale e artistico che abbiamo, ha il dovere di essere anche giusta. La sfida è coniugare questi due aspetti. Il turismo rappresenta solo una delle tante possibilità che offre la città.
La tutela del patrimonio, della realtà storica e architettonica si può e si deve conciliare con la cura delle persone che abitano tanti quartieri, che centrali non sono, e che quindi rischiano di rimanere ai margini.
La vocazione di Roma rimane quella dell’accoglienza per tutte e tutti, rappresentando l’altra faccia della bellezza della nostra città.
Recentemente, il comune di Roma ha promosso il Festival del co-housing, aprendo un importante dibattito su un modo diverso di abitare per migliorare la qualità della vita delle persone anziane e combattere la solitudine. Come è nato il progetto e come può incidere sulla città?
Il progetto del Dipartimento delle Politiche Sociali è nato nell’ambito dei fondi PNRR destinati ad interventi sugli immobili comunali da trasformare in co-housing ed abbiamo attuato un’azione di promozione per parlare alla città del tema, dimostrando che convivere conviene sotto tanti punti di vista. Il problema della solitudine va affrontato con urgenza, oltre 250.000 persone a Roma vivono da sole.
Il Festival del co-housing è stata una proposta nuova per Roma, partita da un’iniziativa culturale diversa dai tradizionali interventi di assistenza sociale, spinta dal desiderio di coinvolgere in un dibattito pubblico il mondo della cultura, dello spettacolo, quello scientifico, uscendo fuori dai nostri soliti schemi del welfare.
L’obiettivo è trovare una strada informale per raggiungere non solo gli anziani, le famiglie, riflettendo insieme sulla necessità di una strada alternativa al tema dell’abitare, rispetto a quella attuale.
L’impatto che stiamo avendo è molto importante. Riscontriamo anche una preoccupazione delle nuove generazioni per il futuro sulla quale dobbiamo iniziare a ragionare. Occorre uscire dalla logica burocratica, agendo nella comunità e ragionando su nuove prospettive di vita insieme.
La nostra amministrazione sostiene un programma ambizioso della “città dei 15 minuti” che impatta sulle scelte urbanistiche per consentire servizi sempre più vicini ai cittadini, e quindi sostenendo il decentramento di alcune funzioni verso le periferie. La sfida ulteriore è che questa città di prossimità venga vissuta da comunità, insieme, non come tante solitudini.
Con il Regolamento capitolino sui rapporti con gli ETS, la capitale ha compiuto un importante passo verso un nuovo modello di governance condivisa e partecipata, rafforzando il ruolo del Terzo Settore e valorizzando gli strumenti dell’amministrazione condivisa (co-programmazione, co- progettazione, etc..). Quanto è necessario nel realizzare efficaci interventi pubblici nel sociale l’impegno di donne e uomini incentrato sulla giustizia, il bene comune e il servizio ai poveri?
Il regolamento è un atto amministrativo che ha voluto dare una cornice più tecnica alla necessità fondamentale della condivisione con le tantissime realtà del Terzo Settore di Roma, le quali da sempre operano per costruire welfare, attivare reti, creare comunità e che non si possono più trattare come semplici erogatori di forniture.
È necessario superare la logica del Codice degli appalti, utilizzando gli strumenti dell’amministrazione condivisa previsti dal Codice del Terzo Settore. Questa delibera non è stata calata dall’alto, ma è stata frutto del lavoro di diversi tavoli, insieme ai rappresentanti del Terzo Settore e non solo.
Il piano sociale cittadino di Roma capitale l’abbiamo incentrato su tre “P”: Partecipazione, Programmazione e Prossimità. La “P” della partecipazione ha visto un momento di grande apertura all’ascolto non soltanto dei tanti stakeholder tradizionali o realtà del Terzo Settore, ma anche della cittadinanza che voleva dire qualcosa sulle linee di indirizzo.
Abbiamo deciso di agire partendo dalla consapevolezza che non si può fare da soli e che molte realtà del terzo settore, negli anni si sono sentite abbandonate o poco sostenute, e quindi fuori da una costruzione di pensiero e di azione condivisa. L’amministrazione condivisa permette di realizzare l’idea che “fatto insieme, si fa meglio”.
Il suo servizio la porta a contatto quotidiano con disuguaglianze e povertà ma anche con tanta umanità e gioia data dall’incontro con l’altro. Quanto è importante coltivare la speranza nel futuro, con ottimismo, per poter porre in essere azioni concrete a sostegno dei più fragili?
È importantissimo! Durante la visita di Papa Francesco al Campidoglio del 2024 abbiamo presentato il progetto sociale “Casa Speranza”, un nuovo co-housing destinato ad anziani soli o in difficoltà. Le persone che hanno preso parte al progetto sono testimoni concreti di come vivere insieme ha rappresentato per loro la speranza di futuro.
Sosteniamo il “Premio Cambiare”, a cui sono molto legata; una giuria composta, oltre che da esperti di sostenibilità anche da detenuti del carcere di Rebibbia e da liceali, premia tante iniziative di cittadini o associazioni che hanno segnato un cambiamento a Roma e non solo.
Ascoltare tante storie di incontro, recupero e rinascita restituisce la speranza a ciascuno che si può cambiare qualcosa.
Occorre lavorare sulla narrazione di ciò che accade, ci stiamo sempre più abituando alle brutte notizie di cronaca. È importante cogliere tutti i semi di speranza che ci sono nella nostra città, raccontarli e testimoniarli. Parlare di buone notizie, far conoscere storie e vite di rinascita genera cambiamento, questa è l’esperienza che abbiamo fatto.