Gli anni Settanta in Italia furono un decennio di forte mobilitazione sociale e di trasformazioni profonde, tra cui la lotta per il diritto allo studio. In un periodo segnato da rivendicazioni per maggiori diritti civili e sociali, studenti, lavoratori e sindacati si impegnarono per un’istruzione realmente accessibile a tutti.

Tra le conquiste più significative emerse la battaglia per le cosiddette “150 ore”, un diritto riconosciuto nel 1973 in Italia che prevedeva per i lavoratori un monte ore retribuito da utilizzare per corsi di formazione o per completare gli studi.

Questa conquista non fu solo una vittoria contrattuale, ma un simbolo dell’idea che il diritto allo studio non doveva rimanere un concetto astratto sancito dall’articolo 34 della Costituzione italiana, realizzandosi in scelte politiche concrete per sostenere l’istruzione inferiore gratuita e obbligatoria, garantendo l’accesso all’istruzione superiore e alla formazione permanente. Le lotte studentesche e sindacali di quegli anni, pur coinvolgendo dinamiche conflittuali, evidenziano come la partecipazione collettiva può tradursi in diritti reali.

E’ importante ricordare la forza di quegli anni di attivare movimenti e posizioni dal basso nel confronto difficile con l’attuale società, distinta da una certa apatia verso l’impegno politico e che si limita spesso a guardare e vivere le scelte politiche con distacco e sfiducia.