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Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la sfida del digitale

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Il 20 novembre di trentacinque anni fa gli Stati membri delle Nazioni Unite adottarono la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che riporta i diritti dei minorenni ed elenca gli strumenti utili per garantirne il rispetto. La Convenzione di New York venne recepita in Italia con la Legge 27 maggio 1991, n. 176. I contenuti della Convenzione sono stati successivamente completati con l’approvazione di tre protocolli opzionali: il primo riguardante il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati (2010), il secondo sulla vendita, la prostituzione e la pornografia rappresentante bambini (2010) e il terzo sulle procedure di comunicazione (2011). Ogni anno il 20 novembre, in ricordo dell’adozione del 1989, si celebra la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

La Convenzione si fonda su quattro principi cardine, che possono essere declinati e applicati ad ogni articolo del testo. Essi sono il principio di non discriminazione, quello interesse superiore del minore, il diritto alla vita/sopravvivenza/sviluppo e il diritto all’ascolto. Il documento, nonostante gli anni passati dalla firma, è ancora attuale. Non solo per le molte crisi in corso nel mondo che minano il rispetto dei diritti dei più piccoli, ma anche perché oggi la sfida della tutela delle libertà si sposta anche nella sfera digitale. In questo senso è intervenuto il Comitato ONU per i diritti dell’infanzia (commissione di 18 esperti in materia che supervisione l’attuazione della Convenzione negli Stati parte) con il Commento Generale n. 25 (2021) che ha chiarito come i diritti riportati nella Convenzione si applichino anche all’interno di internet.

In particolare, il Comitato spiega come gli Stati parte debbano: adottare misure legislative e politiche per proteggere e promuovere i diritti dei minorenni online e integrare i quattro principi cardine della Convenzione nell’ecosistema digitale. In particolare, commentando il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, il Comitato dichiara che “Nei primi anni di vita possono essere necessarie precauzioni, a seconda della progettazione, dello scopo e degli usi delle tecnologie”. E aggiunge che “si dovrebbe fornire formazione e consulenza sull’uso appropriato dei dispositivi digitali ai genitori, a chi si prende cura del minorenne, agli educatori e ad altri attori rilevanti, tenendo conto della ricerca sugli effetti delle tecnologie digitali sullo sviluppo dei minorenni, in particolare durante i picchi critici di crescita neurologica della prima infanzia e adolescenza”.

Inoltre, il gruppo di esperti richiama alla necessità, da parte degli Stati membri, di “fornire un’adeguata assistenza ai genitori e agli adulti di riferimento nello svolgimento delle loro responsabilità di educazione nei confronti dei minorenni”. Aggiungendo che “gli Stati parte dovrebbero supportare i genitori e coloro che si prendono cura del minorenne nell’acquisizione dell’alfabetizzazione digitale e della consapevolezza dei rischi per i minorenni, al fine di aiutarli ad assisterli nella realizzazione dei loro diritti, inclusa la protezione in relazione all’ambiente digitale”. Il Comitato indica quindi in modo chiaro la necessità di formazione ai genitori e agli educatori, soprattutto nei primi anni di vita quando l’esposizione ai dispositivi può incidere sullo sviluppo neurologico. Gli Stati devono sostenere i genitori nell’acquisizione di competenze digitali e nella consapevolezza dei rischi, rispettando al contempo l’autonomia e la privacy dei minorenni.

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