Il consumo di suolo ed il degrado del territorio sono temi silenti che toccano nel cuore la vita delle città e della stessa Europa. La Chiesa, con l’enciclica Laudato si’, ha portato il tema al centro dell’agenda mondiale: «La violenza che c’è nel cuore ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati c’è la terra che geme e soffre le doglie del parto».

È superfluo ricordare che il suolo è un bene comune fondamentale, per il cibo, la tutela delle biodiversità e la mitigazione del mutamento climatico. Il primo obiettivo delle comunità italiana è quello di arrivare a un consumo del suolo netto zero per garantire che la copertura non artificiale equivalga a quella artificiale legata all’infrastrutturazione del territorio, tenendo conto delle dinamiche demografiche.

La difesa del suolo è un aspetto della tutela dell’ambiente, infatti, il suolo è una risorsa naturale che fornisce beni e servizi all’umanità, in particolare nella sua funzione di prevenzione e mitigazione di eventi di dissesto idrogeologico, di adattamento ai cambiamenti climatici, di tutela di materia organica e di biodiversità.

Dunque, la rinascita del territorio passa dalla tutela del suolo, dal ripensamento della città, e dalla consapevolezza che le cose possono cambiare con un intervento normativo nazionale ed europeo in materia, al fine di migliorare le condizioni di vita dell’uomo nella natura.