Anche quest’anno l’esposizione del Word Press Phot torna a Roma. All’interno dell’edizione 2026 molti scatti raccontano le tensioni sociali negli Stati Uniti causate dalle retate dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) su ordine dell’amministrazione Trump. 

Tra queste c’è l’immagine eletta photo of the year: “Separated by ICE” della reporter statunitense Carol Guzy. Una famiglia di origine ecuadoriana viene separata con la forza dagli agenti, all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York, al termine di un’udienza sull’immigrazione. 

La moglie del carcerato, Cocha e i figli della coppia si aggrappano, tra le lacrime, alla maglietta del padre Luis nel tentativo di fermare la deportazione. “Vi prego di capire che siamo venuti qui in cerca di un’opportunità migliore, non solo per noi stessi, ma anche per i nostri figli”, ha detto la donna, dopo il fermo del marito. Uno scatto che restituisce la misura della disperazione che le politiche trumpiane stanno portando nella vita di tante famiglie. 

«Questa immagine mostra il dolore inconsolabile di bambini che perdono il padre in un luogo costruito per la giustizia», ha dichiarato la direttrice esecutiva del World Press Photo, Joumana El Zein Khoury. «È una testimonianza cruda e necessaria della separazione familiare in seguito alle politiche di riforma degli Stati Uniti. In una democrazia, la presenza della macchina fotografica in quel corridoio diventa un atto di testimonianza: racconta una politica che ha trasformato i tribunali in luoghi di vite distrutte. È un potente esempio di quanto sia importante il fotogiornalismo indipendente».

Non è la prima volta che Guzy viene insignita di un riconoscimento prestigioso. La fotoreporter americana ha già collezionato ben quattro premi Pulitzer, l’ultimo dei quali è arrivato nel 2011 grazie al reportage, realizzato per il Washington Post, sul conseguenze del terremoto del 2010 nell’isola di Haiti. 

All’età di 70 anni, la fotografa è ancora sul campo a documentare le ingiustizia che percorrono la società odierna. Tra gli scatti realizzati a New York, compare anche l’immagine di un agente della sicurezza scoppiato in pianto dopo aver assistito alle brutali separazioni avvenuti all’interno del tribunale. Accanto a lui una madre e la sua bambina si disperano per la sorte di un familiare. Due appartenenze sociali agli antipodi, accomunate dal dolore e dall’impotenza. 

Insieme a Guzy, la giuria ha indicato altri due finalisti: la foto di Saber Nuraldin “Emergenza umanitaria a Gaza”, un’immagine che mostra un gruppo di civili palestinesi nel disperato tentativo di recuperare del cibo da un camion di aiuti, e “I processi delle donne Achi” di Victor J. Blue, un ritratto collettivo di donne indigene Maya Achi sopravvissute a violenze subite durante la guerra civile in Guatemala.

La giuria per l’edizione di quest’anno ha valutato più di 57.000 immagini. Sono stati 42 i fotografi premiati tra gli oltre 3000 autori, provenienti da 141 Paesi, che hanno partecipato alla selezione. Una mappamondo per immagini che raccontano, scatto dopo scatto, le crisi in corso, dai conflitti armati all’emarginazione sociale, dalla resistenza al potere fino al cambiamento climatico.

La mostra è visitabile fino al 29 giugno negli spazi del Palazzo delle Esposizioni di Roma.  

Foto: visitatore all’interno dell’esposizione. Foto di Francesca Carenzi.