Con l’eliminazione dei fondi Usaid, entro il 2030 si potrebbe arrivare a più di 2 milioni di morti all’anno. Una città come Roma scomparirebbe ogni anno dalla cartina geografica mondiale. È la stima presentata in uno studio della rivista scientifica The Lancet che, per la prima volta, ha provato a valutare l’impatto di “tutti i finanziamenti USAID sulla mortalità degli adulti e dei bambini negli ultimi due decenni e prevedere l’effetto futuro del suo definanziamento”. I dati utilizzati nello studio arrivano da 133 paesi. I risultati della prima analisi, fatta sugli anni passati, sono stati poi integrati con modelli di microsimulazione per calcolare gli effetti in un arco di tempo che va dal 2025 al 2030. Lo studio ha dimostrato che nell’anno corrente, le riduzioni dei finanziamenti Usaid pro-capite comporterebbero circa 1 milione e 700mila morti per tutte le età e più di 600mila decessi in bambini al di sotto dei 5 anni d’età. Con questo ritmo nel 2023 si arriverebbe ad un totale di 17 milioni di decessi.

Un’indagine del Washington Post mostra le ripercussioni dell’interruzione degli approvvigionamenti e del caos organizzativo che hanno seguito le prime mosse dell’amministrazione Trump. Il giornale americano riporta la storia di Suza Kenyaba, una bambina di 5 anni della Repubblica Democratica del Congo deceduta dopo aver contratto da malaria. La medicina di cui aveva bisogno, era già stata acquistata da un programma finanziato dagli Stati Uniti. Il farmaco “era incredibilmente vicino – a poco più di sette miglia di distanza. Ma non era ancora arrivato alla clinica dove Suza era in cura perché la sospensione degli aiuti esteri da parte del presidente Donald Trump aveva gettato nel caos le catene di approvvigionamento” spiega il giornale. Le conseguenze di queste interruzioni si sono fatte sentire per mesi. Anche in Afghanistan la situazione della popolazione, e in particolare delle donne e dei bambini, sta ulteriormente peggiorando. Un’indagine della CNN nel paese ha raccolto testimonianze di medici che raccontano di aver assistito ad un incremento di morti infantili da quando sono stati tagliati i finanziamenti statunitensi.

In questo scenario, gli ex dipendenti delle organizzazioni umanitarie legate a Usaid stanno provando a contenere i danni. Dopo essere rimasti senza impiego, un gruppo di lavoratori ha deciso di agire, lanciando Project Resource Optimization: “un’iniziativa – si legge sul sito del progetto – volta a identificare i programmi di aiuto più efficaci e convenienti a rischio a causa dei tagli di USAID”. In poco più di 6 mesi hanno mobilitato donatori privati per finanziare circa 80 programmi, raccogliendo oltre 110 milioni di dollari. Una consulenza strategia che mette a disposizioni dei filantropi e donatori l’expertise dell’ex squadra USAID. “All’inizio ci chiamavamo l’equipaggio della scialuppa di salvataggio” racconta Rob Rosenbaum, ex economista dell’Agenzia a The Guardian.

Il Segretario di Stato, Marco Rubio, durante un’intervista con ABC ha sostenuto che non si siano verificati decessi a causa dallo smantellamento dei fondi americani. Rubio ha anche attaccato altri paesi, accusandoli di non fare abbastanza per sostenere la cooperazione internazionale. Uno dei paesi chiamati in causa è la Cina. Eppure, il gigante rosso non sembra indifferente al cambiamento nella politica umanitaria statunitense. Nel vuoto lasciato dagli USA sta già avanzando il soft power di Pechino attraverso l’Agenzia cinese per la cooperazione allo sviluppo internazionale. La struttura, nata nel 2018, ha fornito aiuti d’emergenza a più di 70 paesi. A maggio di quest’anno, il World Food Programme ha reso noto l’avvio di una cooperazione con Pechino per fornire “pasti scolastici nutrienti a più di 100.000 bambini nella Repubblica del Kirghizistan. Questo segna la prima iniziativa multilaterale della Cidca nel paese e in Asia centrale attraverso il suo Fondo per lo sviluppo globale e la cooperazione Sud-Sud”. Il rappresentante del WPF e direttore nazionale, Kojiro Nakai, ha espresso la gratitudine del WPF al governo cinese. Lo scorso giugno un nuovo progetto di cooperazione tra WFP e Repubblica popolare cinese è stato lanciato in Bangladesh al fine di fornire assistenza alimentare ai rifugiati. In Myanmar l’influenza cinese si è rivelata fondamentale per portare aiuti alla popolazione civile. Le fasce più deboli della popolazione globale non possono certo aspettare il prossimo cambio di presidenza alla Casa Bianca. Dove l’aquila tentenna, il dragone avanza, rafforzando un’immagine stabile nello scacchiere geopolitico globale.