Aprendo la versione fisica dell’ultimo disco della popstar catalana Rosalía, si può leggere una frase tratta dell’opera della filosofa francese Simone Weil: “L’amore non è consolazione, è luce”. L’aforisma, prima contenuto nei Cahiers e poi incluso nell’opera postuma di Weil L’ombra e la grazia, suona come una rivendicazione di apertura, di tensione verso un affetto che può rivelare la struttura profonda del reale. Un’idea di amore che non isola e protegge ma invade e illumina. L’artista spagnola ha dichiarato di essersi immersa, durante la scrittura dei brani, nella lettura di opere sul misticismo e in biografie di figure religiose. Tutto l’album è dichiaratamente costruito attorno a temi spirituali e agiografici.
Dal punto di vista strutturale LUX è concepito come un’opera divisa in quattro movimenti. Una scelta che lo rende simile ad una composizione sinfonica. La tracklist nella sua edizione fisica conta 18 brani, nella versione digitale sono 15. L’idea di suddividere l’album in parti non è casuale. Rosalía ha dichiarato di aver pensato fin dall’inizio a una struttura narrativa ben definita: un viaggio dalla terra al cielo, con tappe emotive e spirituali. Ogni brano è ispirato, direttamente o indirettamente, a figure di sante o mistiche appartenenti a tradizioni e culture diverse. Nelle strofe di Berghain e Reliquia si intravedono Ildegarda di Bingen, Rosa da Lima e Teresa d’Avila, ma anche Rābiʿa al-ʿAdawiyya (mistica sufi) in La Yugular e Ryōnen Gensō (monaca buddista giapponese) in Porcelana. L’ispirazione non è religiosa in senso tradizionale: l’album trae forza dall’idea di una “mistica femminile”, di slancio verso il soprannaturale inteso come atto di devozione, resistenza, e ricerca spirituale che danno vita una santità che trascende la religione in senso stretto. In questa scelta, risuona ancora l’opera di Weil: la filosofa infatti pesca a piene mani da religioni e storie differenti, convinta che non vi fosse un’unica forma di verità ma che questa fosse sparpagliata nella storia come tante perle nascoste. Da qui l’interesse per l’induismo, l’eresia catara, il pensiero greco e la civiltà occitana. Ciascuna cultura può disvelare un nucleo di verità spirituale che soprassa i limiti storici e fattuali.
Un aspetto centrale del progetto è l’utilizzo delle parole. Rosalía canta in 13 lingue diverse, dal catalano al giapponese, sperimentando con suoni, atmosfere e pronunce distanti tra loro. Questa scelta riflette la volontà di rendere l’album universale mantenendolo allo stesso tempo profondamente personale. Un insieme di frammenti unici e definiti che nella loro interezza oltrepassano le particolarità linguistiche e testuali per riportare l’ascoltatore in una dimensione emozionale profonda e condivisa. I commenti dei tanti fan commossi dopo aver ascoltano Mio Cristo Piange Diamanti, brano in italiano ispirato all’amicizia tra San Francesco d’Assisi e Santa Chiara, raccontato che quella capacità propria della musica di seguire una grammatica universale.
Il progetto colpisce per complessità, ricerca e originalità. Per tre anni l’artista e i produttori hanno lavorato portando a compimento alcuni elementi della personalità di Rosalía, che i fan della prima ora avevano già potuto intravedere. Nel suo primo album Los Angeles, uscito nel 2017, la notte oscura di San Giovanni della Croce veniva cantata in Aunqué es de noche. Mentre in El Mal Querer, suo secondo lavoro ispirato al romanzo provenzale del XXI secolo La Flamenca, si poteva intuire la capacità dell’artista di presentare al pubblico un lavoro concettuale dalla grande coerenza narrativa e di immagine. Nonostante ciò, qualcuno è rimasto sorpreso dal cambiamento di stile della cantante rispetto al lavoro più recente di Motomami, caratterizzato da sonorità pop e reggaeton.
“Niente AI, assolutamente. È un album umano, un album fatto in una maniera molto umana” ha tenuto a precisare la cantante in una chiacchierata con la radio France Inter. Le canzoni di LUX sono state registrate insieme alla London Symphony Orchestra diretta da Daníel Bjarnason e all’Escolania de Montserrat, il coro di voci bianche di una sperduta abbazia benedettina, mischiando musica classica, pop, flamenco e sperimentazione elettronica. Le tracce di LUX indagano la tensione tra assenza e desiderio di Dio, la fame spirituale come bisogno di essere toccati dall’assoluto. Tutto l’album porta in sé l’idea dell’amore come atto etico e sacro, della contraddizione come dimensione fondamentale e generativa dell’esistenza. “Per me essere umano significa essere contraddittorio. Credo non ci sia nulla di più necessario del cambiamento e della trasformazione” ha dichiarato l’artista. Una tensione tra le diverse parti del sé, tra l’aspirazione al cielo e la vita sulla terra che attraversa tutto l’album, rendendolo incredibilmente umano ed emozionante.