Papa Francesco, già dieci anni fa con l’Enciclica “Laudato si’”, ci ha indicato un percorso per superare i conflitti tra sviluppo e sostenibilità, con particolare riferimento alla crisi ambientale e sociale, sia locale che globale.
In questa prospettiva, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano un’opportunità cruciale per affrontare le sfide poste da queste transizioni. Come analizzato nei passati articoli, le CER sono un modello innovativo che mira a produrre energia elettrica direttamente nei territori e soddisfacendo così il fabbisogno locale; esse coinvolgono attivamente i cittadini per contrastare la povertà energetica, migliorando la percezione e l’uso delle energie rinnovabili.
Introdotte dalla Direttiva UE 2001/2018, le CER e l’Autoconsumo Collettivo (AUC) puntano infatti a decentralizzare la produzione energetica, per cui i cittadini, da semplici consumatori, diventano parte attiva del “sistema”. In Italia, le CER sono attualmente regolate dal Decreto Legislativo 199/2021 e hanno già preso forma in diverse realtà attraverso progetti pilota.
La loro adozione è sostenuta anche dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con uno stanziamento di 2,2 miliardi di euro per finanziamenti nei comuni con meno di 5000 abitanti. A seguito del via libera dell’Unione Europea, entro marzo 2025, gli attori interessati dovranno far pervenire le loro manifestazioni di interesse sul portale dedicato (GSE).
Le CER offrono molteplici benefici, in quanto interrompono il tradizionale rapporto passivo con la fornitura di elettricità e, di conseguenza, con i relativi costi (le bollette!), riducono l’esposizione alla volatilità dei mercati energetici, promuovono l’indipendenza energetica e creano una rete di solidarietà tra i partecipanti. Da quest’anno, inoltre, potranno vendere energia e fornire servizi (di bilanciamento e flessibilità di rete), aprendo nuove opportunità di business per le piccole e medie imprese (PMI) e i relativi territori.
La loro piena realizzazione, tuttavia, incontra alcuni limiti ed è per questo che dalle grandi imprese sono considerate ancora un mercato emergente, sebbene sotto attenta analisi. Infatti, l’incertezza normativa rende complessa la loro pianificazione, soprattutto per la creazione del soggetto giuridico necessario, il cui iter (soprattutto a livello burocratico) può richiedere fino a un anno e comporta costi iniziali assai significativi, anche in considerazione del fatto che la variabilità degli incentivi crea dubbi sul ritorno economico degli investimenti.
Per massimizzare l’efficienza e il valore delle CER, è essenziale sviluppare modelli di governance chiari che garantiscano una gestione autonoma e favoriscano configurazioni multisettoriali (per condividere virtualmente l’energia prodotta da un unico soggetto giuridico). Questi modelli devono coinvolgere competenze tecniche, legali e consulenziali per affrontare le sfide normative e operative appena citate.
Alcuni esempi virtuosi, di recente istituzione, sono:
-La Diocesi di Treviso, che ha creato una comunità energetica “diocesana”, coinvolgendo centinaia di parrocchie, promuovendo così l’indipendenza energetica e riducendo emissioni di CO₂ e costi di produzione.
–PERCERTO (promossa dal Consiglio Nazionale dei Periti Industriali), che è la prima CER in Italia a dotarsi di un modello organizzato e partecipato su scala nazionale; questo, grazie ad una piattaforma digitale IoT/AI, consentirà di gestire non solo l’autoconsumo ma anche servizi di flessibilità, nonché di abilitare il trading.
-Il Politecnico di Torino che, in collaborazione con le OGR Torino, sta avviando una CER urbana per promuovere lo scambio di energia tra istituzioni e utenze locali, sfruttando competenze accademiche e imprenditoriali per sviluppare a sua volta soluzioni innovative come lo storage e la gestione digitale dell’energia.
Tali progetti dimostrano come le CER possano integrare valori etici e ambientali nella gestione delle risorse, creando reti replicabili in altri contesti. Tuttavia, mentre per i Comuni sotto i 5.000 abitanti c’è un contributo a fondo perduto del 40%, in quelli più grandi, gli incentivi sono limitati alla produzione elettrica e non supportano gli investimenti iniziali, con conseguente potenziale ulteriore limitazione della loro diffusione.
Per superare le diverse difficoltà è, pertanto, necessario valorizzare esempi di successo che fungano da catalizzatori per una maggiore adozione delle CER, superando le barriere normative e culturali e investendo sensibilmente in campagne informative che coinvolgano cittadini e istituzioni.
In quest’ottica, il Forum Italiano sulle Comunità Energetiche (IFEC) propone il modello aggregativo delle “Comunità Energetiche del Territorio” (CET), che punta a ottimizzare la gestione delle CER su scala sovra-comunale attraverso strumenti finanziari innovativi e dati a supporto per policy ESG.
Le CER possono così diventare il fulcro di una vera transizione energetica inclusiva e partecipata, in grado di lasciare finalmente un segno concreto sui territori per le generazioni presenti e future.