“Scegliete il vostro futuro” è l’esortazione che il Presidente Sergio Mattarella ha rivolto ai giovani nel suo messaggio di fine anno, dopo l’invito ad essere esigenti e coraggiosi.

Un invito che nasce dalla consapevolezza che, spesso, sono giudicati negativamente perché non si conoscono a sufficienza ma il Presidente li ha incoraggiati a non rassegnarsi. Ha fatto appello al loro senso di responsabilità, ricordando come l’Italia di oggi è il frutto dell’impegno e della responsabilità di chi, a partire dal dopoguerra ha contribuito alla costruzione di un paese moderno come il nostro. Per rafforzare questa memoria si è soffermato sulla ricorrenza di quest’anno: gli ottant’anni della nostra Repubblica. Ha tratteggiato gli avvenimenti di questo arco temporale, immaginando di sfogliare un album immaginario, soffermandosi su alcuni fotogrammi, come li ha definiti.

Ha mostrato tante immagini e momenti edificanti di questa storia, senza tralasciare quelle più drammatiche, sottolineando gli innumerevoli successi nel mondo dell’Italia, di cui essere orgogliosi. Tutto ciò costituisce la premessa per guardare al futuro con fiducia e rinnovato impegno comune, ma anche la forza per affrontare le sfide e le insidie del nostro tempo. Ha posto l’accento sul nucleo fondante della grandezza del nostro paese, rappresentato dalla coesione sociale nella libertà e democrazia.

Una coesione con riferimento alla quale ha espresso il monito ad impegnarsi, ciascuno secondo il proprio livello di responsabilità, poiché nessuno può sentirsi esentato dal custodirla e favorirla. Esortando i giovani a scegliere il loro futuro, sembra poter cogliere un rinnovato invito fatto a suo tempo da papa Francesco quando aveva chiesto ai giovani di essere protagonisti del cambiamento, di non lasciare agli altri questo ruolo, di essere costruttori di un mondo migliore, di mettersi in gioco in prima persona, sottraendosi dall’immobilità paralizzante, anche al costo di qualche caduta salutare, scendendo in strada per questo.

Lo sguardo verso il futuro con le sue scelte ha bisogno della consapevolezza del passato e riprendendo le parole di papa Francesco, di non tagliare i legami con le proprie radici e con l’esperienza di chi ci ha preceduti, poiché solo se giovani e anziani camminano insieme, potranno radicarsi nel presente e da qui rivolgersi al passato per sanarne le ferite e proiettarsi nel futuro.

Anch’egli ci consegnò un fotogramma riferito alla Chiesa: una canoa in viaggio che può raggiungere la meta, solo se gli anziani, conoscitori delle stelle, mantengono la rotta e i giovani, con il loro vigore, spingono sui remi.

Quindi, una sfida da affrontare è quella di colmare il gap generazionale, poiché come era emerso già dal Sinodo dei Giovani di qualche anno fa, esiste una reciproca estraneità tra le generazioni, se non persino di competizione, a scapito di una vera alleanza.

I giovani hanno la necessità di essere conosciuti e ascoltati, non additati come diffidenti, distaccati, arrabbiati come ha ricordato il Presidente Mattarella.  Le ripercussioni di una mancata o debole alleanza tra generazioni sono notevoli e si riflettono in diversi ambiti, basti pensare al mondo del lavoro dove i giovani faticano ad entrare e gli anziani a lasciare, mancando spesso di sinergie tra di loro; nell’ambito del benessere psicologico dei giovani, dove i disturbi degli ultimi anni sono in crescita.

Fa riflettere come i giovani vivano sempre più iperconnessi ma con solitudini nuove. Le indicazioni dei neuropsichiatri infantili richiamano ad una responsabilità degli adulti che deve esprimersi in ascolto e presenza.

Il coinvolgimento sarà reso possibile valorizzando la persona, facendone emergere la ricchezza presente in ciascuno ed evitando che vengano messi da parte o si mettano da parte.

Un tentativo forse possibile è quello di connettere due responsabilità: quelle degli adulti ad ascoltare ed essere presente, quella dei giovani ad impegnarsi a dare il meglio di sé, per continuare l’opera intrapresa dalla generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna.