In un contesto sempre più veloce, nel quale sono in rapida trasformazione linguaggi, relazioni, sistemi economici e, ancor più, organi e forme di potere, Magnifica Humanitas invita la politica, le istituzioni pubbliche e i popoli a compiere scelte e azioni responsabili orientate a custodire l’umano, non solo per disegnare il futuro, ma soprattutto per vivere pienamente il presente.
Sin dalla metà del Novecento si sono sviluppati sistemi di potere incentrati su un paradigma tecnocratico globalizzato, fondato sulla logica dell’efficienza, del controllo e del profitto. Questo modello si è accelerato ulteriormente negli ultimi decenni grazie alle evoluzioni nel campo digitale, aerospaziale e dell’intelligenza artificiale, aumentando i rischi sociali.
Le parole di Papa Leone XIV sono ferme e richiamano all’urgenza: “il rischio non è solo che alcune tecnologie siano usate male, ma che il paradigma tecnocratico in cui siamo immersi, potenziato dalla rivoluzione digitale e dall’IA, faccia sembrare giusta e normale una visione antiumana, secondo cui la pienezza della vita consisterebbe nell’avere di più, nel ridurre la fragilità, eliminare l’imprevisto, controllare ogni cosa. Quando l’efficienza diventa misura del valore, l’essere umano è tentato di pensarsi come un progetto da ottimizzare più che come una creatura chiamata alla relazione e alla comunione” (Mh 112).
I grandi soggetti privati globali rappresentano lo sviluppo concreto di questo modello ispirato alla mera logica del profitto e del potenziamento illimitato. Le loro attività si articolano in quasi tutti i Paesi, influenzando l’economia di vaste aree geografiche sia dal punto di vista degli scambi di risorse e tecnologie, sia da quello degli investimenti e dei riflessi sui livelli occupazionali.
L’effetto della crescente rilevanza di questi soggetti privati su scala globale è la grande difficoltà del potere politico a far fronte ai problemi posti dalle dimensioni internazionali dei processi economici, armonizzandoli con la tutela del bene comune e il rispetto della dignità della persona. Il progresso nella tecnica è spinto da elementi essenziali dell’umano come la creatività, il coraggio, la curiosità. Tale desiderio alla scoperta, come ci ricorda il mito di Prometeo, deve essere orientato al bene comune e non all’interesse di pochi, più interessati alla costruzione di un mondo di soci che alla valorizzazione della fraternità umana.
Nella visione di Magnifica Humanitas non si scorge una valutazione negativa dell’uso della tecnica, la quale, se ben orientata e accessibile a tutti in condizioni di uguaglianza, rappresenta una grande risorsa per la collettività. Si evidenzia invece con fermezza la critica a un’ideologia tecnocratica che tende a trattare l’essere umano come materiale da perfezionare o da oltrepassare. Il rischio è reale, come sottolineano Francesco Occhetta e Davide Maggi nel recente volume Il filo nascosto (BUR Rizzoli, 2026) “quando il confine tra uomo e macchina diventa troppo fluido, non è la macchina a umanizzarsi, è l’uomo a dis-umanizzarsi. Quando si perde il senso della fragilità e della vulnerabilità per mancanza di consapevolezza, si smarrisce anche quello della nostra umanità”.
Tale prospettiva apre alla possibilità di non considerare più tutte le persone uguali, accettando che alcune vengano ritenute meno utili, meno desiderabili, meno degne, e consegnando ai più fragili il prezzo di una presunta ottimizzazione della specie. La scelta a cui siamo chiamati è integrare le tecnologie in una visione umana e relazionale, contrastando ogni azione volta a svalutare il limite insito nella natura umana e promettendo uno sviluppo puramente tecnico.
Custodire l’umano significa avere cura delle nostre fragilità: «tutto ciò che appare come “limite” – incapacità, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilità – tende a essere letto anzitutto come difetto da correggere, più che come luogo in cui l’umano matura e si apre alla relazione. Invece dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite» (Mh, 118).
La politica ha il dovere di governare democraticamente il potere tecnologico, indirizzando verso migliori risultati sul piano umano e sociale le forze economiche private globali. Per raggiungere questo obiettivo, tutti gli Stati sono chiamati al dialogo fraterno tra i popoli, all’ascolto dei bisogni delle persone, all’inclusione dei più fragili e alla responsabilità condivisa dei governanti, spingendosi a creare nuovi strumenti normativi internazionali e metodologie capaci di affrontare le sfide del presente e del futuro. La bussola deve essere una semplice domanda: che cosa significa custodire l’umano?
Ispirano fiducia e speranza le parole del Presidente Sergio Mattarella durante l’incontro dello scorso 17 giugno al XIX Simposio Cotec Europa a Venezia, sulla estrema urgenza di operare con azioni operative sovranazionali in materia di IA: “l’Unione Europea deve compiere un salto. Passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete. Le strategie sono state ampiamente discusse. Vanno messe in atto, adesso, le politiche opportune, con il passaggio dalla necessaria produzione di regole alla operatività. È indispensabile che i governi membri dell’Unione abbandonino timidezze e riserve e che non siano di freno per l’azione comune”.
Preservando la propria natura essenziale, fatta di relazione e di amore, l’umanità, grazie alla conoscenza e alla coscienza, ha la possibilità di accogliere i progressi della tecnica orientandoli al bene comune, alla giustizia sociale, alla cura dei più fragili e alla tutela dell’ambiente.