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Il nuovo capitolo politico colombiano guarda a Donald Trump

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Le elezioni presidenziali in Colombia si sono concluse con la vittoria del candidato di estrema destra, Abelardo de la Espriella, che giurerà e assumerà ufficialmente l’incarico il prossimo 7 agosto. Arriva al capolinea l’esperimento, avviato con Gustavo Petro, della prima presidenza di sinistra del paese. Le percentuali del ballottaggio (49,66 – 48,7) mostrano una vera e propria corsa all’ultimo voto ma, alla fine, Iván Cepeda, candidato della sinistra, ha dovuto ammettere la sconfitta per sole 250 mila preferenze. Cepeda, vincitore delle primarie della coalizione di sinistra, era il candidato più vicino a Petro, quello che avrebbe rappresentato una scelta di continuità per il paese.

Con il nuovo presidente eletto, la Colombia effettua un’inversione di rotta sul piano politico rispetto alla strada intrapresa negli ultimi quattro anni. La maggioranza (seppur risicata) dei cittadini ha optato per una ricetta politica completamente diversa da quella di Petro. La prima grande differenza tra i due presidenti sembrerebbe proprio risiedere nelle relazioni con gli Stati Uniti di Donald Trump. Infatti, nonostante una moderazione dei toni avvenuta negli ultimi mesi, in passato Petro ha spesso utilizzato una retorica incendiaria nei confronti degli USA e dell’amministrazione repubblicana.

De la Espriella, detto “El Tigre” e fondatore del partito Difensori della Patria, già durante la campagna elettorale, aveva invece ripreso proposte che sembravano richiamare il movimento MAGA, proponendo una versione colombiana della leadership di Donald Trump. In questi mesi, il neo presidente ha utilizzato toni autoritari, arrivando a minacciare l’utilizzo della violenza nei confronti degli avversari politici. Inoltre, sempre in linea con l’omonimo statunitense, El Tigre non ha nascosto il suo sostegno al fracking: una tecnica di estrazione di gas e petrolio, molto controversa per l’ingente consumo e spreco di risorse naturali e per l’elevato rischio di inquinamento delle falde acquifere circostanti le estrazioni. “Drill, baby, drill” sembra essere anche la strada della Colombia.

Anche la vicenda personale del nuovo presidente ricorda, per alcuni aspetti, quella di “The Donald”: de la Espriella è un milionario anti-establishment, avvocato e imprenditore che, prima della candidatura alle elezioni presidenziali, non aveva alcuna esperienza politica. Se sullo stile comunicativo il riferimento è Trump, in campo economico El Tigre si ispira al presidente argentino ultra-liberale, Javier Milei. Tra le sue proposte figurano la diminuzione delle tasse per le imprese e la riduzione delle dimensioni dello Stato, un taglio del 40% circa stando alle sue dichiarazioni. Una misura che vuole servire da contenimento dell’aumento della spesa pubblica che è avvenuto sotto la presidenza Petro, al fine di finanziare le politiche sociali volute dall’amministrazione uscente.

Per il capo del governo di un paese come la Colombia, un banco di prova importante sarà la lotta al narcotraffico. Il neo presidente ha promesso “tolleranza zero” nei confronti della criminalità e dei cartelli. Nonostante le dichiarazioni fatte i critici nutrono dubbi sul suo approccio intransigente nei confronti dei criminali, poiché sottolineano che de la Espriella fosse vicino a molti di loro – riporta El Pais – “l’avvocato è perseguitato dall’ombra di aver difeso leader paramilitari attraverso una fondazione; di aver rappresentato politici che si sono alleati con quei criminali sulla costa caraibica; di aver difeso il leader di una piramide finanziaria utilizzata per riciclare denaro proveniente dal traffico di droga, chiamata DMG”.

Mentre le ombre si allungano sulla storia professionale del nuovo presidente, El Tigre si trova a dover smentire anche le accuse di brogli che si stanno susseguendo dopo le elezioni. Come riporta Il Fatto Quotidiano, sono state raccolte oltre tremila denunce di irregolarità. Tra gli episodi riportati, figurano anche minacce rivolte ai cittadini affinché votassero il candidato di destra da parte dei gruppi armati dell’Ejército de liberación nacional (ELN).

Sembra ancora troppo presto per poter fare un bilancio della situazione o per confermare l’effettiva dimensione di eventuali brogli elettorali. Una cosa, però, è certa: l’elezione dell’imprenditore-avvocato sembra confermare il trend, osservato in questi mesi, in diversi paesi del Sud America. Un vero e proprio “effetto Trump” che sta spostando l’America Latina sempre più a destra, allineandola agli interessi e alle politiche di Washington.

 

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