In un mondo confuso, soffocato dalle macerie della guerra, la Resurrezione alle domande ultime sull’esistenza e il senso dell’umano
In un tempo in cui il senso della Pasqua è smentito dalla cronaca – tra le macerie delle guerre in Ucraina, in quelle nella Striscia di Gaza e nelle ferite dimenticate di molti conflitti “a bassa intensità” – la domanda sull’esistenza e sul senso dell’umano si impone come un filo di luce nella notte.
Già Albert Camus osservava che la vita scorre spesso in una sequenza meccanica, fino al giorno in cui emerge un “perché” che interrompe l’abitudine e apre allo stupore. La Pasqua sta esattamente qui: non come risposta facile, ma come domanda radicale che obbliga a ripensare il “come” e il “per chi” vivere.
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