Intervista a S.B. Ignazio Youssef III Younan, Patriarca siro-cattolico di Antiochia.
Carissima Eccellenza, il 27 Ottobre scorso si è chiuso a Roma il Sinodo dei Vescovi, iniziato ad Ottobre 2021.Un periodo molto particolare per una Chiesa Universale appena uscita dalla pandemia mondiale da Covid-19 e che ha visto in questo tempo lo scoppio dei conflitti Russo-Ucraino e di quello recente tra Palestina ed Israele. Quanto questi eventi hanno avuto risvolti e suscitato riflessioni durante lo svolgimento del Sinodo?
Il Sinodo dei Vescovi era già da anni voluto dalla S. Santità Papa Francesco per ricordare la « Sinodalità » della Chiesa, in quanto popolo di Dio e comunione dei battezzati, che hanno responsabilità di edificare il Corpo Mistico di Cristo. In questo «clima » sono stati convocati membri anche laici mediante un voto deliberativo. Il titolo proposto al Santo Padre già dal 2018 fù : Chiesa Sinodale, Comunione, Participazione e Missione. Ogni battezzato è chiamato a vivere la Comunione e la Partecipazione all’interno della Chiesa, per poter annunciare la buona novella della salvezza, andando in Missione nel nostro mondo di oggi.
La violenza che infuria in alcune nazioni sono un argomento purtroppo conosciuto già nel passato. La guerra è stata, ma non esclusivamente, un tema di grande tristezza nei partecipanti del Sinodo. Il Sinodo, certamente, ha portato riflessioni ed ha provato compassione, in particolar modo, verso i fratelli e le sorelle che subiscono tali atrocità. Si auspicava una dichiarazione di solidarietà più decisa dai decisori politici. I tormenti inflitti alle comunità cristiane, ma a tutta l’umanità in sè, particolarmente nei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, dovrebbero risvegliare la coscienza di noi credenti, che vede la sopravvivenza delle Chiese orientali “sui juris” seriamente minacciata.
Il 28 Settembre 2024 Israele ha attaccato, stando a quanto dicono i media, a Beirut il quartier generale degli Hezbollah, generando difatti una nuova escalation di violenza che ha visto l’interessamento anche del Libano. Le chiedo è possibile secondo Lei da Pastore riportare l’uomo verso un nuovo sentimento di Pace?
Il conflitto tra Israeliani e Palestinesi, (o Arabo-Israeliano) è un’assurdità! La violenza tra entità religiose molto vicine nella storia e nella cultura, ha purtroppo una lunga storia alle spalle. É tempo che tutti questi popoli capiscano la necessità di convivere, malgrado le differenze di credo. L’inimicizia tra di loro, mettendo da parte il linguaggio politically correct, è una guerra fratricida. Noi cristiani in Libano come in Palestina non abbiamo i mezzi politici per far cessare tale violenza. La nostra unica arma è la preghiera affinchè Dio abbia misericordia di questi popoli che soffrono terribilmente, e che sono privati di libertà di manifestare la volontà di una pace giusta.
Secondo Lei quali sarebbero le misure più urgenti che le istituzioni dovrebbero adottare per un dialogo costruttivo?
Innanzitutto bisogna comprendere che un conflitto così aberrante tra popoli “fratelli” nel XXI secolo è causa di orribili tormenti per i cittadini innocenti, in particolare per le persone vulnerabili, donne e bambini che sono state le prime vittime costrette ad essere sradicate dalle loro case e trasferite a centinaia di migliaia di chilometri. Tra le misure da adottare ci sono ripetuti appelli alla pace col dialogo, sia all’interno del Paese, ma anche dalla « Famiglia internazionale » che spesso si accontenta di dichiarazioni demagogiche, evitando di affrontare sul serio i problemi correlati ai conflitti.
Papa Francesco ha molto a cuore la fine di tutti i conflitti, e in particolar modo questo. Quali sono i sentimenti del Pontefice in merito a questa sanguinosa guerra tra Palestina e Israele?
É vero, il Santo Padre non cessa di richiamare l’attenzione ad una vera pace che dovrebbe essere basata sulla giustizia. Non avendo armi né influenza politica, non è ascoltato dalle nazioni potenti.
Papa Francesco ci chiama a pregare e rinnovare la nostra Speranza nel Signore Gesù, che ha sofferto la crocifissione a causa della nostra umanità peccatrice. Il diavolo è purtroppo una realtà difficile da cogliere nella sua esistenza. Noi, i Siriaci, invochiamo la preghiera insegnataci dal Signore nella sua lingua madre in siriaco-aramaico dicendo una supplica: “.. ma liberaci dal malfattore.” (non dal male)!
Serve pertanto , risvegliare la Fede e risvegliare le coscienze , per una vera e buona Politica.
Il Prossimo 24 Dicembre ci sarà l’apertura della Porta Santa per il Giubileo della Speranza Sappiamo che molta gente sta patendo le scelte scellerate di guerra, soprattutto i più deboli e i più indifesi: donne; bambini; anziani e ammalati. Pensa che un annuncio forte di speranza possa smuovere l’animo degli “Erode” dei nostri tempi?
Considerando quanto siamo arrivati lontano con il cosiddetto benessere e lo sviluppo economico-sociale, specialmente nei paesi occidentali ricchi e secolarizzati che fomentano aggressivamente il materialismo, non abbiamo altra scelta o arma spirituale che , non sia quella di affidarci totalmente al Signore. La speranza viva, come virtù teologale, è una chiamata alla santità per tutti noi. Continuiamo a pregare affinché il Giubileo ci ricordi che la nostra radiosa chiamata battesimale, ferma nella Speranza ci risparmi da conseguenze socio-ambientali e umane peggiori causate dall’influenza del « Malfattore ».