Intervista a Gioia Ghezzi, presidente di Azienda Trasporti Milanese.

 

È sempre più sentita, dalle nostre comunità, la necessità di un cambiamento radicale nel rapporto con l’ambiente. Gli sviluppi in ambito di mobilità sostenibile possono essere considerati esempi virtuosi capaci di tutelare la natura, e garantendo contemporaneamente la qualità della vita delle persone?

Assolutamente si’. La mobilità sostenibile, ed in particolare il trasporto pubblico e condiviso, sono strumenti indispensabili per salvaguardare l’ambiente. Sappiamo che il trasporto è responsabile per il 28% delle emissioni di gas serra. Dunque, la scelta di mobilità sostenibile è un passo immediato che possiamo fare per ridurre le emissioni e salvaguardare l’ambiente. In città, l’utilizzo del trasporto pubblico locale o della cosiddetta mobilità dolce, ovvero la bicicletta o il camminare, sono un gesto politico. Non solo riducono le emissioni, ma riducono anche il rumore e la congestione, contribuendo enormemente a rendere la città più vivibile. Collettivamente e importante fare pressione per mantenere un trasporto pubblico capillare, accessibile, sia in termini fisici sia in termini economici, e ad emissioni zero, imponendo ai responsabili del trasporto pubblico l’utilizzo solo di energia rinnovabile.

Quale è il ruolo delle aziende ed istituzioni pubbliche nella transizione verso un modello di mobilità sostenibile, rispettoso dell’ambiente e attento alle esigenze locali?

È un ruolo fondamentale. Come i passati 50 anni hanno dimostrato, non si può solo attendere che le soluzioni arrivino dai governi. È compito di tutti, e soprattutto dei leaders delle aziende grandi e piccole, e di tutte le istituzioni pubbliche, contribuire alla soluzione. Si pensi solo alle politiche di mobilità per i dipendenti; o al fatto che l’Italia è uno dei pochi paesi in Europa in cui ancora si da come benefit ai dirigenti una automobile aziendale anziché un pass per il trasporto pubblico; o a quanto ogni azienda ed istituzione può fare per stimolare efficienza energetica, utilizzo di energia rinnovabile, ed evitare sprechi ed inquinamento.

In un contesto in cui le grandi città sono sempre più popolose a scapito delle aree rurali e montane, in che modo un piano di mobilità integrato e accessibile può sostenere la rinascita dei piccoli comuni?

La risposta è nella domanda. Bisogna però tener conto del fatto che finanziare mobilità integrata è molto costoso, bisogna quindi creare politiche innovative che incentivino home working, shared mobility, mobilità e facilità di interscambi.

La tecnologia sostiene la transizione verso la sostenibilità, come possiamo assicurarci che le innovazioni nel settore dei trasporti siano comunque guidate da una visione per il bene comune?

Pretendendolo. È assai difficile che non lo siano. Spaventa di più la difficoltà con cui non si riesce a staccarsi da modelli antiquati ed inquinanti: per esempio si continuano a sussidiare accise sul diesel e autostrade gratuite o sovvenzionate per il trasporto su strada, a discapito della logistica ferroviaria.

Le grandi innovazioni di questo secolo rimarranno auto elettrica e guida autonoma. Ci porteranno verso il bene comune. Trasporto su strada con camion elettrici con pantografo facilmente interscambiabili con ferrovia sono il prossimo passo, attualmente a livello di progetto pilota ma che arriverà a maturità nei prossimi due decenni.

Quali principi la guidano per agire con responsabilità nel suo lavoro verso il pianeta e la comunità, preservando una visione umana?

Forse più che di principi parlerei di valori, derivanti dalla consapevolezza del proprio privilegio e fortuna, e dalla consapevolezza di quanti danni si sono arrecati personalmente all’ambiente, e collettivamente, dalla responsabilità che abbiamo per avere utilizzato l’ambiente come una risorsa infinita, per avere delegato ad “altri” il risolvere problemi che abbiamo contribuito a causare.