John Lennon ha affermato che: “viviamo in un mondo in cui ci nascondiamo per fare l’amore, mentre la violenza e l’odio si diffondono alla luce del sole”, il grido insopportabile della violenza sulle donne squarcia la società, interpellando la nostra coscienza, sollecitando la nostra reazione morale, culturale, civile e religiosa.

Nel preambolo della Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne, adottata dall’Assemblea generale dell’Onu nel 1993, si riconosce che:

la violenza contro le donne è una manifestazione delle relazioni di potere storicamente disuguali tra uomini e donne, che ha portato alla dominazione e alla discriminazione contro le donne da parte degli uomini e ha impedito il pieno avanzamento delle donne, e che la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”.

Dinanzi all’efferatezza di alcuni femminicidi degli ultimi anni, sorgono spontanee alcune domande: dobbiamo davvero continuare a piangere altre donne e a chiederci per quale motivo accade tutto ciò? A quali valori si ispira questo Paese, e ciascuno di noi? La democrazia, la solidarietà, la dignità di tutte e di tutti, la diversità, la parità: sono ancora i fondamenti e le regole della nostra convivenza o sono solo parole vuote?

Secondo una recente analisi condotta dall’OMS [1], il 35% delle donne a livello globale ha subito violenza sessuale da parte del partner o di estranei. Taluni hanno identificato il patriarcato come la causa principale e il paradigma culturale dominante di chi esercita violenza contro le donne, tralasciando però alcuni fattori sociali che concorrono nel processo della violenza.

La cultura della violenza cresce nel vuoto degli stereotipi e si nutre omertà, banalizzazioni e semplificazioni. La violenza va sempre combattuta ma soprattutto prevenuta. Per questo, Papa Giovanni Paolo II affermava che: “il segreto per percorrere speditamente la strada del pieno rispetto dell’identità femminile non passa solo per la denuncia, pur necessaria, delle discriminazioni e delle ingiustizie, ma anche e soprattutto per un fattivo quanto illuminato progetto di promozione, che riguardi tutti gli ambiti della vita femminile, a partire da una rinnovata e universale presa di coscienza della dignità della donna” [2].

Sul piano delle relazioni sociali, nel contesto in cui viviamo, c’è sicuramente un aumento delle fragilità, della solitudine, della carenza di legami significativi e di nuove forme di individualismo che spesso sfociano in egoismo autoreferenziale. In questo contesto, è come se si fosse sviluppato una sorta di “virus del terzo millennio“, che trae origine da un clima di insicurezza diffusa, che alimenta aggressività e violenza interpersonale, in particolare nei rapporti di genere. Non basta aver eliminato il delitto d’onore, introdotto il “codice rosso” c’è bisogno di un cambiamento dei comportamenti umani e tutto ciò dipende da un urgente e ormai irrinunciabile cambiamento culturale.

Educare all’amore significa insegnare alle nuove generazioni cosa vuol dire amare senza possedere. Significa mostrare ai ragazzi che l’identità maschile non è sinonimo di dominio o forza, ma può (e deve) essere anche dolcezza, fragilità, responsabilità. Significa dare alle ragazze gli strumenti per riconoscere i primi segnali di abuso, per credere di meritare un amore sano, non un compromesso quotidiano con la paura.

Non servono solo leggi più dure – necessarie, ma non sufficienti. Serve un cambiamento culturale profondo. Serve un’educazione affettiva nelle scuole, serve formazione per chi lavora con i giovani, serve una società che non si limiti a piangere le vittime, ma si interroghi davvero sul come prevenirle.

Perché finché continueremo a insegnare tutto – tranne come si ama – continueremo a contare le vittime. E ogni vittima in più sarà un’altra occasione mancata. Un’altra prova che non abbiamo ancora capito qual è la vera emergenza.

Ma la verità è che lo sappiamo già: non abbiamo ancora imparato ad amare.

 

[1] https://www.who.int/data/gho/data/themes/theme-details/GHO/violence-against-women?utm_source

[2] Giovanni Paolo II, Lettera alle Donne n.6