Nella prossimità della giornata mondiale della salute, 7 aprile, è importante ricordare la centralità del paziente per un sistema sanitario anche umanamente efficiente e sostenibile.

L’enciclica Fratelli Tutti di Papa Francesco nel capitolo dedicato alla pandemia evidenzia come per affrontare il tema della sanità c’è la necessità di «pensare agli esseri umani, tutti, più che al beneficio di alcuni».

Quindi, occorre ripensare il diritto alla salute in una visione comunitaria, riconoscendo sia la fragilità della vita che l’imperfezione della scienza.

Solo una prospettiva comunitaria è in grado valorizzare la relazione tra paziente, medico, infermiere e tutto il personale sanitario.

Un’alleanza che si trasforma in relazione, unendo la scienza e l’umanità, la quale vede da una parte la frustrazione di proporre cure non sempre risolutive ed efficaci, dall’altra la beata speranza rivolta verso il nuovo costituito dalla ricerca scientifica.

Una relazione tra sanitari e pazienti che deve superare definitivamente il modello “paternalistico”, in cui il medico era il dominus della terapia e il paziente un mero esecutore. In sostanza deve essere superata l’intrinseca asimmetria che caratterizza il rapporto sanitari-paziente per passare a un rapporto posto su un piano di parità ove vi è da un lato l’autonomia decisionale del paziente e dall’altro la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico.