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Le conseguenze del conflitto in Somalia sui diritti dei bambini

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Le autorità ufficiali somale non hanno il pieno controllo del territorio: circa il 30% del paese sembra essere sotto il controllo di miliziani e guerriglieri. Così riporta un reportage del The Observer, intitolato I guerriglieri sono ovunque: i ribelli islamisti si preparano a prendere Mogadiscio. I miliziani di cui parla l’articolo sono i membri di al-Shabaab, gruppo terroristico vicino ad al-Qaida, che ha l’obiettivo di fondare un califfato nel Corno d’Africa.

Le origini della guerra civile somala sono da cercare indietro nel tempo. Il conflitto, scoppiato nel 1986, ha vissuto fasi diverse. L’ultima evoluzione riguarda proprio le violenze perpetrate dai gruppi jihadisti che si oppongono al governo del paese internazionalmente riconosciuto. Nonostante diversi interventi delle Nazioni Unite la crisi umanitaria non si è mai definitivamente risolta, continuando a trascinandosi fino ai giorni nostri.

Proprio l’Onu in questi giorni è tornato ad attenzionare la situazione e, in particolare, le gravi violazioni dei diritti umani subite dai più piccoli. Il 12 novembre 2025 è stato presentato al Consiglio di Sicurezza il settimo rapporto del Segretario Generale sull’impatto del conflitto armato sui bambini in Somalia (S/2025/735). Il report analizza i dati riferiti al periodo di tempo che va dal 1° ottobre 2021 al 31 dicembre 2024, in attuazione della risoluzione 1612 (2005) del Consiglio di Sicurezza e delle successive decisioni sul tema di minorenni e conflitti.

Il Country Task Force on Monitoring and Reporting, meccanismo internazionale che documenta le gravi violazioni dei diritti umani nel paese, ha verificato più di 8000 episodi a danno di oltre 6000 bambini. Le regioni maggiormente interessate dalle violenze sono state Shabelle Hoose, Bay, Juba Dhexe, Hiraan e Banaadir. Il rapporto si concentra in particolare su sei fenomeni principali: reclutamento e uso di bambini nelle ostilità; uccisioni e mutilazioni; violenza sessuale; attacchi a scuole e ospedali e persone protette; rapimenti, negazione di accesso assistenza umanitaria.

Il reclutamento e l’uso di minori da parte di gruppi armati è il fenomeno più diffuso, con più di 2000 casi riguardanti principalmente ragazzi. Il solo gruppo di al-Shabaab è responsabile dell’82% dei reclutamenti forzati di bambini-soldato. Alcuni di loro sono stati impiegati in ruoli di combattimento, mentre altri sono stati utilizzati in ruoli di supporto come guardie, addetti logistici o messaggeri. La coscrizione avviene tramite sequestri, coercizione, pressione e incentivi finanziari. Un altro dato significativo legato alle attività dei gruppi di miliziani riguarda le oltre 2000 uccisioni e mutilazioni, causate in particolare da fuoco indiscriminato, ordigni esplosivi, mine e armi leggere utilizzate nei combattimenti tra bande.

Negli ultimi anni, il Governo Federale di Somalia ha compiuto qualche progresso a livello istituzionale. Tra questi, il testo del documento richiama il completamento delle riforme economiche e finanziarie e l’adesione alla Comunità dell’Africa Orientale. Inoltre, nel giugno 2024 la Somalia è stata eletta membro non permanente del Consiglio di Sicurezza per il biennio 2025-2026.

Tuttavia, la situazione sul campo è fortemente instabile. Il conflitto ha compromesso gravemente la protezione dei diritti dei ragazzi. Non è solo la violenza armata ad aggravare la situazione dello stato. Alla guerra si sommano anche eventi climatici estremi e la mancanza di accesso ai servizi di base. Tutti elementi che, nonostante gli sforzi delle organizzazioni internazionali, aggravano la crisi umanitaria in corso pesando maggiormente sulle spalle dei più fragili.

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