Per quanti sostengono che le Nazioni Unite non servano a nulla, basti sapere che, nel solo 2024, 139 milioni di persone sono state assistite e protette mentre fuggivano da situazioni di pericolo, di guerra, di fame e di persecuzioni grazie all’intervento delle Agenzie internazionali. Circa 123 milioni di persone hanno ricevuto cibo e assistenza in oltre 120 paesi e 3 milioni di vite sono state salvate grazie alla fornitura di vaccini.
È da poco stato pubblicato For Humanity, il Rapporto annuale del Segretario Generale che racconta il lavoro svolto dall’ONU nel 2024. Il documento mette in luce i principali risultati raggiunti dall’organizzazione, i dati relativi alle attività svolte e le sfide globali che il sistema di cooperazione dovrà affrontare nel prossimo futuro.
Il 2024 è stato un anno caratterizzato da non poche difficoltà. I conflitti, tutt’ora in corso nella maggior parte dei casi, hanno causato enormi sofferenze e hanno spinto milioni di persone a fuggire dai propri paesi di origine. Fame, povertà e disuguaglianze sono aumentate. Il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani è stato messo sotto pressione. Anche dal punto di vista climatico gli avvenimenti non sono stati rassicuranti: il pianeta ha registrato nuovi picchi di caldo record nelle temperature.
Una sezione significativa del rapporto è dedicata al tema “pace e sicurezza”. Il Segretario Guterres sottolinea che gli sforzi multilaterali sono stati messi a dura prova da conflitti e tensioni geopolitiche. In questo contesto, l’ONU ha cercato comunque di sostenere la prevenzione dei conflitti, la gestione delle crisi e il mantenimento della pace attraverso strumenti diplomatici e operazioni sul campo.
Uno dei dati più significativi riguarda l’impegno operativo: circa 67.500 caschi blu e personale civile sono stati schierati in 11 operazioni in diverse aree del mondo per garantire il mantenimento della pace. Di questi, più di 5.900 sono donne peacekeeper e circa 1.980 sono le donne che ricoprono ruoli civili che contribuiscono così alla promozione della parità di genere e all’efficacia delle missioni. Le operazioni coinvolgono ben 114 paesi che contribuiscono fornendo personale militare e forze armate.
Nel complesso, dal documento emerge la necessità di aggiornare gli strumenti tradizionali utilizzati dalle Nazioni Unite, affinché siano più efficaci nell’affrontare scenari di conflitto prolungati nel tempo, caratterizzati da più attori e con impatti su larga scala sulla popolazione civile.
Ma il 2024 non è stato un anno segnato solo da conflitti e guerre. Una delle più grandi sfide che l’organizzazione ha affrontato (e dovrà continuare ad attenzionare) è quella dell’accesso all’acqua potabile. Il rapporto evidenzia che quasi 4 miliardi di persone sono state colpite da una crisi idrica. Il report evidenzia possibili aree di intervento che saranno decisive nei prossimi anni per l’approvvigionamento delle risorse.
Dalla lettura del testo emerge chiaramente la necessità di una cooperazione più forte, di maggiori investimenti e di un rinnovato impegno verso i valori umanitari promossi dall’istituzione. Tutti elementi imprescindibili per colmare le disuguaglianze e affrontare le crisi in corso.