L’espatrio di cittadini delle aree interne verso l’estero è costante, mentre gli immigrati stranieri spesso scelgono di vivere nelle grandi aree urbane, capaci di offrire maggiori opportunità lavorative e servizi.
Il ridotto apporto della presenza straniera non permette di compensare adeguatamente i flussi di espatrio e, in combinazione con la bassa natalità, causa il diffuso declino demografico delle Aree interne.
Non si riscontrano differenze tra i profili per età degli espatriati dei centri urbani e delle Aree interne: i principali attori sono i giovani e i giovani adulti di 25-39 anni sia per i Centri sia per le Aree interne (rispettivamente 44,2% e 41,2% del totale degli espatri negli anni 2002-2023). Emergono invece disuguaglianze nelle graduatorie dei Paesi di destinazione. Per i Comuni Intermedi, Periferici e Ultraperiferici la Germania è la principale meta di destinazione (25,3% dei flussi complessivi), seguita dalla Svizzera (13,6%) e dal Regno Unito (12,7%). Per i Centri, invece, il Regno Unito è la meta preferita nel 18,8% dei casi, seguono Germania (13%) e Francia (10,2%).
L’espatrio dei cittadini dei centri minori verso l’estero diminuisce la possibilità che gli stessi facciano ritorno in Italia, ormai abituati ad uno stile di vita, una lingua differente da quella della terra di origine. E’ opportuno supportare la convivenza locale, nella sua dimensione civile ed economica, creando opportunità di lavoro e infrastrutture, anche tecnologiche, adeguate all’esigenze dell’uomo moderno.