Il disegno di legge costituzionale, presentato dal governo il 13 giugno 2024, intitolato «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», è stato approvato dal Senato e dalla Camera in seconda deliberazione. Non avendo raggiunto la maggioranza qualificata, il testo sarà sottoposto a referendum confermativo il 22 e 23 marzo.

La legge costituzionale approvata riscrive le disposizioni sulla magistratura ordinaria, composta da otto articoli che modificano vari articoli della Costituzione e sostituiscono integralmente gli articoli 104 e 105. L’obiettivo dichiarato è separare le carriere dei magistrati, istituendo due Consigli superiori distinti e una nuova Alta Corte disciplinare esterna al Csm.

I magistrati saranno divisi in carriere giudicanti e requirenti, con due Csm separati. I componenti togati e laici non saranno più eletti, ma sorteggiati: i togati tra magistrati e i laici da un elenco selezionato dal Parlamento. Il Presidente della Repubblica presiederà entrambi i Consigli.

Il mandato resta di quattro anni, la vicepresidenza sarà affidata a un laico. I nuovi Consigli manterranno le competenze sull’ordinamento giudiziario, tranne la disciplina, assegnata all’Alta Corte, composta da quindici membri nominati o sorteggiati tra magistrati e giuristi con esperienza.

La legge definirà il funzionamento dell’Alta Corte e le modalità di impugnazione: contro le sentenze in prima istanza si potrà ricorrere solo davanti alla stessa Corte.

La riforma prevede, inoltre, un periodo transitorio di un anno per adeguare la normativa, durante il quale continueranno a valere le regole attuali.

Le principali argomentazioni di coloro che sostengono la riforma.

I fautori vedono nella riforma il completamento del processo accusatorio, con la netta separazione dei ruoli di chi accusa e chi giudica, assicurando un giudice terzo e imparziale. Si sottolinea che l’autonomia e l’indipendenza della magistratura restano garantite, essendo invariato il testo costituzionale.

La specializzazione e l’efficienza sarebbero aumentate, liberando il Csm dalle “correnti” e riducendo l’influenza politica grazie al sorteggio dei membri. La creazione dell’Alta Corte disciplinare introdurrebbe maggiore effettività e imparzialità nella giurisdizione disciplinare, considerata troppo indulgente e influenzata dalle correnti.

Il sorteggio, già previsto per alcuni organi giudiziari, garantirebbe comunque competenza e qualità. La riforma tenderebbe infine a riequilibrare i poteri, limitando l’influenza dei pubblici ministeri e avvicinando il sistema a quello degli altri paesi europei.

Le principali argomentazioni di coloro che si oppongono alla riforma.

I critici contestano, innanzitutto, il metodo, lamentando l’approvazione senza reale dibattito e senza modifiche.

Contestano inoltre la necessità della separazione delle carriere per garantire il giusto processo, sottolineando che la riforma rischia di rafforzare il pubblico ministero e indebolire le garanzie degli imputati.

La separazione delle carriere sarebbe già una realtà per effetto delle norme vigenti, mentre il vero cambiamento riguarda la struttura del governo della magistratura, con la divisione del Csm e l’introduzione del sorteggio, ritenuto casuale e meno democratico rispetto alle elezioni.

Si evidenziano anche maggiori costi e dubbi sull’idoneità del sorteggio a individuare i migliori componenti. Il rischio è che il sorteggio non risolva il “correntismo” e che i nuovi Consigli siano meno autorevoli e istituzionalmente più deboli.

La creazione di una Corte disciplinare solo per i magistrati ordinari è criticata per la disparità rispetto alle altre magistrature. Inoltre, la previsione che l’impugnazione delle sentenze sia solo davanti all’Alta Corte sembra in contrasto con il principio di uguaglianza e con la possibilità di ricorso per cassazione.

I documenti internazionali sottolineano l’importanza di una funzione disciplinare esercitata all’interno dei Consigli di giustizia e la necessità di garantire l’impugnazione davanti a un organo distinto.

Verso il referendum.

Il referendum del 22 e 23 marzo rappresenta un passaggio cruciale: i cittadini saranno chiamati a esprimersi su una riforma che riscrive una parte fondamentale della Costituzione. La speranza è che il dibattito si sviluppi sui contenuti delle norme per consentire un esercizio consapevole e informato del diritto di voto. Abbandonando, dunque, facili slogan e affermazioni al di sopra delle righe che si sono pur registrate a favore di un doveroso rispetto istituzionale, come auspicato dal Presidente della Repubblica nel suo intervento straordinario lo scorso 18 febbraio in occasione del plenum del Consiglio Superiore della Magistratura.