Il sole della Sicilia avvolge le strade di Bagheria riflettendosi sui muri di pietra chiara delle case. Tra le vie cammina il fotografo Ferdinando Scianna mentre racconta all’amico-registra Roberto Andò immagini del passato, aneddoti d’infanzia e pettegolezzi di quartiere che animavano la vita della cittadina in cui è cresciuto. “Ci sono degli amori da cui non si guarisce”, afferma parlando della sua terra d’origine.

La quotidianità bagherese è l’orizzonte in cui nasce l’amore del giovane Scianna per la macchina fotografica. I volti dei suoi compagni e compagne di scuole sono tra le prime immagini impresse su pellicola. Alcuni di loro non ci sono più, altri accompagnano ancora oggi l’artista. Ed è sempre tra le strade siciliane che avviene l’incontro più significativo: l’amicizia con lo scrittore Leonardo Sciascia Nel parlare dell’amico, Scianna descrive il loro incontro come un “colpo di fulmine”: il momento che gli ha dato lo slancio per coltivare la propria visione creativa. “Non credo ci sia un aldilà, ma se ci fosse il Paradiso vorrei che il Paradiso fosse una cena con i miei amici” afferma il fotografo.

Il film Ferdinando Scianna – il fotografo dell’ombra (2025) non si limita a descrivere uno dei grandi protagonisti della storia del reportage italiano. È anche un racconto sull’amicizia, sul tempo che passa, e sulla morte. A 82 anni, Scianna ha una vitalità travolgente, uno sguardo curioso e ironico. Primo fotografo italiano ad entrare nell’agenzia Magnum, a 39 anni ha lavorato insieme ai grandi maestri del fotogiornalismo, uno su tutti Henry Cartier Bresson. E mentre girava per il mondo, realizzando alcuni scatti iconici, gli amici di sempre ogni giovedì si dirigevano all’edicola del paese per acquistare l’Europeo e seguirne i viaggi e la carriera.

Il docu-film è diretto dal registra Roberto Andò, anche lui membro del circolo di conoscenze e amicizie di Scianna. Nel raccontare la storia del fotografo si ripercorre tutto il Novecento della cultura italiana. Molti sono i personaggi che appaiono, o vengono evocati, per completare quello che è un vero e proprio ritratto corale dell’artista. Oltre al confronto con la scomparsa di Sciascia, compaiono Giuseppe Tornatore e Dacia Maraini.

Girato tra Bagheria, Palermo e Milano, la pellicola compone un puzzle della vita del fotografo. Un racconto che è più di una biografia, più di un ritratto. Un romanzo per immagini che, attraverso la poetica di Scianna, racconta anche la Sicilia. “Noi del Sud sappiamo che il sole può essere pericoloso, può dare alla testa, essere violento. Il sole mi interessa perché fa ombra. L’ombra è un destino, diventa metafora di una condizione umana, storica. L’ombra ti definisce” racconta Scianna in un’intervista a La Sicilia.

La proiezione romana del lavoro di Andò si è svolta venerdì 20 marzo all’auditorium del Museo Maxxi, all’interno del ciclo di eventi “fotografi d’autore” alla presenza del regista. Il film, prodotto da BiBi Film in collaborazione con Rai Cultura, a settembre 2025 è stato presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Foto: poco prima dell’inizio della presentazione del film. Foto di Francesca Carenzi