Nel dibattito pubblico italiano, il Mezzogiorno viene spesso evocato come una “questione”, raramente come una risorsa. Eppure, il Sud è anche luogo di iniziativa, di partecipazione civile, di esperienze comunitarie che meritano attenzione. In questo scenario, la presenza giovanile nei processi decisionali rappresenta non solo una speranza, ma una necessità.

Negli ultimi anni si è assistito a una crescente distanza tra istituzioni e nuove generazioni. A questa distanza non corrisponde, tuttavia, una vera indifferenza: molti giovani hanno scelto strade diverse rispetto alla politica tradizionale, ma non per questo meno significative. Dalle associazioni territoriali ai gruppi informali, dai movimenti per l’ambiente all’impegno civico, emerge un bisogno diffuso di incidere, di costruire, di contribuire.

La partecipazione non è mai neutra: è un gesto che nasce da un senso di responsabilità verso la propria comunità. Per chi guarda alla realtà anche con uno sguardo ispirato dal Vangelo, essa assume un significato ancora più profondo. Come ricordava Pio XI, «la politica è la più alta forma di carità, perché cerca il bene comune». Non si tratta di una frase retorica, ma di un richiamo radicale alla dimensione vocazionale della cittadinanza. L’impegno politico, in questa prospettiva, è servizio, è dono di sé, è attenzione concreta al bene comune, specialmente verso chi ha meno voce.

In molte realtà del Sud, questa forma di carità si traduce ogni giorno in azioni semplici ma decisive: il presidio di spazi pubblici, il contrasto alla dispersione scolastica, la cura del territorio, l’educazione alla legalità. Giovani donne e uomini che scelgono di restare, di tornare o di non voltarsi dall’altra parte, rappresentano un capitale sociale da riconoscere e sostenere.

Tuttavia, troppo spesso il Mezzogiorno viene narrato come un villaggio turistico: mare, cibo, folklore. Una narrazione che ignora le sue profondità e le sue criticità vere: infrastrutture carenti, servizi pubblici disomogenei, isolamento produttivo. Il territorio resta dipendente dal turismo stagionale, senza una strategia industriale vera che crei lavoro stabile e sostenibile. Manca una politica che sostenga le filiere, incentivi l’innovazione, valorizzi l’industria e l’artigianato, integrando economia e ricerca.

Questo vuoto pesa in modo particolare sui giovani: la disoccupazione giovanile nel Mezzogiorno supera spesso il 20%. Istat segnala per maggio 2025 un tasso giovanile nazionale del 21,6 % (+1,7 punti rispetto all’anno precedente).

Per rompere questa spirale, non bastano bonus e spot: servono piani industriali radicati, politiche di coesione interregionale, investimenti nella formazione professionale e nella green economy. Occorre colmare il gap di infrastrutture, rete digitale, trasporto pubblico locale. È in questo quadro che la voce dei giovani—portatori di competenze digitali, sensibilità ambientale e spirito imprenditoriale—diventa cruciale.

Un altro nodo centrale è il rapporto tra generazioni. Troppe volte si parla dei giovani come di un “problema da risolvere”, e non come interlocutori da coinvolgere. Eppure, le nuove generazioni portano con sé competenze, visioni, linguaggi e strumenti che possono arricchire profondamente il dibattito pubblico. L’educazione alla partecipazione, però, va coltivata: attraverso la scuola, la formazione civica, l’esperienza del volontariato e delle comunità educanti.

Inoltre, è fondamentale ricostruire la fiducia tra cittadini e istituzioni. Il disincanto è forte, soprattutto nei territori dove il divario tra promesse e realtà è stato più evidente. Ma non tutto è perduto: ci sono amministrazioni locali che innovano, reti sociali che resistono, pratiche partecipative che funzionano. Mettere in rete queste esperienze è un passo decisivo per costruire una visione condivisa di sviluppo.

In tale contesto, assume particolare rilevanza ogni spazio di confronto che metta in dialogo società civile e istituzioni. È in questa prospettiva che si inserisce la proposta politica della XX Commissione “Sviluppo Sud”, che con la nascita della sottocommissione “Sviluppo Sud Giovani”, composta da giovani di diverse aree del Mezzogiorno e di diversi partiti, vuole creare i presupposti per una vera interlocuzione reale tra giovani impegnati e rappresentanti politici, con l’obiettivo di proporre soluzioni concrete e sostenibili per il rilancio del Mezzogiorno.

Questa intuizione politica ha confermato quanto sia urgente passare da una narrazione passiva del Sud a una visione generativa, centrata sulle risorse umane, relazionali e culturali dei territori. In questo processo, i giovani possono e devono essere protagonisti. Non come semplici destinatari di politiche, ma come attori consapevoli di un cambiamento possibile.

Costruire il futuro del Sud significa, in definitiva, riconoscere che ogni territorio è abitato da persone che desiderano partecipare, contribuire, decidere. La politica, se vuole tornare a essere credibile, dovrà tornare a essere — come auspicava Pio XI — una forma esigente, concreta e umile di carità civile. Una politica fatta di prossimità e lungimiranza, di ascolto e responsabilità, capace di restituire senso al vivere insieme.