“I diritti umani potranno sopravvivere al mondo di Trump?”. Con questa domanda si apre il World Report 2026 della Ong Human Rights Watch (HRW) sullo stato dei diritti umani nel mondo, pubblicato nei giorni scorsi. Il documento è il 36° rapporto annuale dell’organizzazione che da decenni si occupa di analizzare il rispetto dei diritti fondamentali in oltre 100 paesi, offrendo un punto di osservazione unico e completo sul tema. I dati riportati e riferiti al 2025 sono allarmanti.

HRW denuncia, infatti, che il 72% della popolazione mondiale vive ora sotto regimi autoritari, riportando l’asticella di salute della democrazia ai livelli del 1985. Questa tendenza, denominata “recessione democratica”, non riguarda solo i regimi tradizionalmente considerati dispotici, ma indica anche un indebolimento dei governi storicamente liberali. Una traiettoria antidemocratica che non riguarda solo i singoli stati. In tutto il mondo si registra un indebolimento dell’insieme di norme e regole su cui si basa il diritto internazionale e i diritti umani.

Le cause di questo declino sono molteplici ma una in particolare viene indicata come determinante. “In questo contesto, il 2025 può essere considerato un punto di svolta – scrive nella prefazione Philippe Bolopion, Direttore esecutivo dell’organizzazione – “In soli 12 mesi, l’amministrazione Trump ha sferrato un attacco su vasta scala ai pilastri fondamentali della democrazia statunitense e all’ordine globale basato sulle regole che gli Stati Uniti, nonostante le incongruenze, hanno contribuito a stabilire insieme ad altri Stati”.

Gli Stati Uniti sono al centro dell’analisi. Molte scelte del presidente e del suo staff rappresentano una minaccia alla stabilità delle istituzioni democratiche del paese e alla sussistenza della cooperazione internazionale. In particolare, HRW evidenzia un rafforzamento dei poteri dell’esecutivo che allarga le sue prerogative, andando a minare l’equilibrio con il potere legislativo e giudiziario. Inoltre, i ripetuti attacchi alla stampa, a giornalisti, agli oppositori e alle istituzioni culturali non fanno altro che restringere il confine delle libertà democratiche.

Le politiche migratorie e il trattamento riservato ai richiedenti asilo rappresentano il campanello d’allarme più significativo sul fronte interno. Nel documento vengono evidenziate le pratiche di detenzione, eccessive e crudeli, e le morti di alcuni individui detenuti. “Nel 2025 – si legge nel report – 32 persone sono morte mentre erano sotto la custodia dell’Ufficio Immigrazione e Dogana degli Stati Uniti e, a metà gennaio 2026, altre 4 hanno perso la vita”. Tra i fattori di preoccupazione per il rispetto dei diritti umani vengono anche menzionati i metodi brutali dell’ICE.

Ma non solo. Le violazioni “non si sono fermate al confine”. Infatti, “l’amministrazione Trump ha utilizzato una legge del 1798 per inviare centinaia di migranti venezuelani in una famigerata prigione in El Salvador, dove sono stati torturati e abusati sessualmente. I suoi attacchi palesemente illegali contro imbarcazioni nei Caraibi e nel Pacifico hanno causato la morte extragiudiziale di oltre 120 persone che Trump sostiene fossero trafficanti di droga”.

Gli Stati Uniti non sono l’unico paese su cui si sofferma l’attenzione della Ong. Anche Cina e Russia segnano un peggioramento a causa della continua repressione dei diritti civili della popolazione. In risposta a questo contesto, Human Rights Watch propone di formare una nuova alleanza strategica tra democrazie e società civile, per rafforzare le istituzioni internazionali, garantire il rispetto dei diritti umani a livello globale e per traghettare le nostre società oltre i venti dell’autoritarismo.

*le traduzioni del Report sono dell’autore