Mi sono sempre chiesta quanto, durante i regimi totalitari nati nel corso del ‘900, le donne, gli uomini e i bambini fossero tutelati rispetto ai loro diritti e alle loro libertà. Pensandoci, la risposta è tanto dolorosa quanto ovvia: i diritti fondamentali non erano affatto tutelati rappresentando un ostacolo al controllo assoluto dello Stato.
D’altronde, il totalitarismo si è imposto sull’uomo annullando la libertà personale, sorretto da una propaganda che giustificava la repressione per contrastare un nemico interno o esterno da combattere.
Le dittature hanno criminalizzato il dissenso, con arresti arbitrari, torture, deportazioni e omicidi politici; hanno perseguitato le minoranze, come nel caso dei gulag sovietici, dell’Olocausto o delle leggi razziali fasciste. Dunque, quel male assoluto di cui parlava Hannah Arendt ha privato l’uomo di ogni sua singola capacità di agire e pensare liberamente.
Cosa è cambiato nel nostro secolo? E’ stato riconosciuto un principio universale che ognuno di noi possiede per il solo fatto di esistere: la dignità umana. Ma gode di una tutela molto fragile, anche se ancora possibile.
I diritti umani sono la base delle nostre comunità ma sempre difficili da difendere. Ad oggi non sono garanti in modo uniforme, e spesso sono violati o ignorati dagli stessi governi che formalmente li difendono. Eppure, non sono concessioni elargite dai governi. Il punto è che viviamo in un’epoca di paradossi, dove chi ha accesso alla conoscenza, alla tecnologia, alla possibilità di connessione, nella bilancia che sorregge il mondo, pesa sempre meno. Questo perché le diseguaglianze si sono amplificate, le guerre si sono moltiplicate, le discriminazioni esistono sotto forme differenti.
E allora, è urgente chiedersi cosa possiamo fare per garantire la sopravvivenza dei nostri diritti, della nostra dignità, della giustizia e della pace. All’inizio del suo ministero pontificale, Papa Giovanni XXIII scrisse l’Enciclica Pacem in Terris, rivolgendosi a tutti i fedeli, donne e uomini di buona volontà, approfondendo il tema della pace e la responsabilità che gli Stati e i governanti hanno nella sua ricostruzione.
In piena Guerra Fredda, Pacem in Terris fu un messaggio potente e rivoluzionario, un appello coraggioso alla coscienza di tutti i leader mondiali. Un documento precursore di molte istanze che oggi consideriamo fondamentali: i diritti umani, il disarmo, la giustizia sociale e la cooperazione globale.
La pace non si riconosce solo nell’assenza della guerra ma in un progetto etico e politico basato sulla libertà, sull’amore, sulla giustizia e sulla verità. Non bisogna trascurare che la pace è un dovere e una responsabilità delle autorità pubbliche, che devono essere orientate verso il bene comune e devono rispettare la dignità umana, ed essere al servizio della persona che è il centro dell’ordine sociale, e di essa deve favorirne la partecipazione attiva e soprattutto i suoi diritti.
Quindi il fondamento comune rimane la dignità della persona, creatura libera, razionale, titolare di diritti inalienabili e universali. La cura dell’umano è un principio non negoziabile e un valore condiviso, comune all’etica religiosa e laica, e trova la sua concretezza in una responsabilità politica, sociale e spirituale. Dunque, in modo trasversale, a tutti tocca difendere la dignità e i diritti di ogni individuo, seppur spesso violati da regimi autoritari e da democrazie distratte ed indifferenti.
La violazione dei diritti umani fondamentali non è solo un problema morale ma è una minaccia diretta alla stabilità sociale e internazionale. La politica che ignora le sofferenze, il male e la violazione dei diritti dell’uomo, nel peggiore dei casi, li giustifica, tradisce la sua missione, allentando quel legame essenziale per tenere insieme una comunità.
E perciò, la politica ha il dovere di agire nel modo più concreto possibile, prevenendo qualsiasi discriminazione e prevaricazione nei confronti dei più deboli tramite delle riforme che tutelino i diritti fondamentali; formando cittadini consapevoli tramite programmi scolastici che mirino alla coesione e all’accoglienza sociale, al dialogo e al rispetto delle opinioni altrui.
Soprattutto, i governanti hanno la responsabilità di promuovere la pace a livello globale, sostenendo il dialogo tra i popoli ed il rispetto delle regole di cooperazione internazionale, fuggendo l’indifferenza celata dal perseguimento degli interessi di parte.