Il 23 ottobre 2025 il re Carlo III del Regno Unito, capo della Chiesa anglicana, e la regina Camilla hanno partecipato, insieme a papa Leone XIV, a una preghiera ecumenica nella Cappella Sistina, nella Città del Vaticano. L’incontro si è svolto durante la visita di stato del re e della regina alla Santa Sede ed aveva lo scopo di promuovere l’unità cristiana tra la Chiesa anglicana e la Chiesa cattolica, nonché di sottolineare l’impegno comune per la cura del creato. L’evento è di grande rilievo storico, poiché Carlo III è il primo sovrano britannico regnante a pregare pubblicamente con un papa dopo la separazione di Enrico VIII da Roma nel 1534.

Questo incontro rappresenta in modo molto chiaro la direzione del pontificato di papa Leone XIV che si fonda sulle realtà comuni che ci avvicinano, invece di cercare ciò che ci distingue e ci separa gli uni dagli altri. Per il Pontefice, sin dall’inizio, i termini che assumono particolare importanza sono pace, ponti, fraternità, solidarietà, ospitalità, amore, ascolto, dialogo, bene comune… Fin dall’inizio, questi concetti — così centrali nella Dottrina sociale della Chiesa — diventano il fondamento del suo pontificato.

Già nella sua prima Benedizione Urbi et Orbi, pronunciata l’8 maggio 2025, il Santo Padre Leone XIV affermava: «L’umanità necessita di Lui come del ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri, a costruire ponti: con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo, sempre in pace. Grazie a papa Francesco!».

Si riconosce, in queste parole, la traccia della sua ecclesiologia, aperta e dialogante, che accoglie tutti e dialoga con tutti. È molto importante considerare che il dialogo si colloca nello spazio della casa comune, che siamo tutti chiamati a custodire — non solo i cristiani, ma tutti i popoli e le religioni presenti nel mondo.

In questa prospettiva, assume particolare rilievo l’ordine delle parole nella frase: «L’umanità necessita di Lui come del ponte». Il fondamento dell’accoglienza dell’altro non risiede nella sua orientazione politica, né nella sua appartenenza religiosa, ma in Lui, che dona a ogni uomo la stessa dignità e, insieme, il dovere di custodire la casa comune.

Questo principio è stato già sottolineato al n. 97 dell’esortazione apostolica Dilexi te (DT), dove papa Leone XIV si riferisce alla Evagelii gaudium: «Dio che regna nel mondo. Nella misura in cui Egli riuscirà a regnare tra di noi, la vita sociale sarà uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti. Dunque, tanto l’annuncio quanto l’esperienza cristiana tendono a provocare conseguenze sociali. Cerchiamo il suo Regno».

Per costruire il Regno di Dio sulla terra è necessario rompere il silenzio. Citando le parole di Giovanni Paolo II pronunciate durante la beatificazione di Madre Teresa: «Il frutto del silenzio è la preghiera; il frutto della preghiera è la fede; il frutto della fede è l’amore; il frutto dell’amore è il servizio, il frutto del servizio è la pace.» È certo che Leone XIV, con questo incontro — che rappresenta una rottura del “silenzio” durato quasi cinquecento anni — ha dato un grande esempio di come essere un vero testimone di unità e di amore. Tuttavia, non solo questo: egli ha anche definito e mostrato quale sia la posizione della Chiesa cattolica nel mondo globale odierno, un mondo ormai attraversato da numerosi conflitti, la maggior parte dei quali sono conseguenze di un lungo silenzio che ha generato mancanza di perdono e di riconciliazione.

D’altra parte, una settimana prima di questo incontro con Carlo III, rivolgendosi ai cattolici russi, il Pontefice ha indicato a ogni cristiano come agire nella sfera politica e sociale: «Tutti siete responsabili per la vostra Chiesa locale, portando “i pesi gli uni degli altri”. Dalle vostre famiglie, dalle vostre comunità parrocchiali e diocesane possa uscire un esempio di amore, fraternità, solidarietà e rispetto reciproco per tutte le persone tra cui vivete, lavorate e studiate. Così, infatti, si può accendere il fuoco dell’amore cristiano capace di riscaldare la freddezza dei cuori, anche i più induriti.»[1] Si vede che, nell’ottica di Leone XIV, un cattolico non deve essere passivo, ma deve impegnarsi nella sfera pubblica, essere testimone e attivo nella costruzione della pace a livello quotidiano, insieme a tutti i cittadini della propria terra.

Da queste parole dedicate verso i cattolici russi emerge il principio di sussidiarietà come fondamento di ogni bene successivo, che trova il suo compimento nell’amore e che, come già detto, porterà come risultato la pace tra i popoli.

L’incontro con Carlo III è stato l’esempio che il Papa ha offerto a ogni singolo cristiano di come costruire una cultura della pace.

[1] https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-10/papa-pellegrinaggio-giubileo-cattolici-russi-fraternita-rispetto.html