Le nostre città sono in costante mutamento e le stesse zone che prima erano destinate ad attività produttive, oggi vivono una nuova vita, dettate anche dalle esigenze delle persone che negli anni sono andate a mutare anche in virtù della crescente influenza del mondo digitale sulle nostre vite.

Sono soprattutto gli edifici che hanno perso la loro funzione ad essere oggetto di abbandono, come ad esempio le ex fabbriche produttive e gli immobili dismessi al settore terziario a cui si aggiungono gli immobili a destinazione abitativa, interessati da eventi che ne abbiano condizionato la stabilità strutturale. L’abbandono interessa, inoltre, tutte le opere incompiute, che rimangono segno perenne di un fallimento economico privato o di un’evidente incapacità di gestione delle risorse pubbliche.

L’urgenza di intervenire in materia di rigenerazione urbana è sentita dal nostro Parlamento, impegnato nel a definirne i princìpi fondamentali, individuare i compiti affidati ai diversi livelli istituzionali nonché le risorse e gli incentivi per gli interventi da realizzare negli ambiti urbani caratterizzati da un elevato degrado urbanistico edilizio, ambientale e socio-economico.

Bisogna avviare nuovi processi di rigenerazione che tengano conto dei diversi livelli d’azione nella città, interessata da interventi che variano dalla scala urbana sino a quella edilizia. Al fine di avviare questi processi è indispensabile allineare gli obiettivi dei lavori pubblici e di quelli privati, ma ancor prima è necessario sanare i contrasti e semplificare le relazioni tra gli strumenti di pianificazione e programmazione urbanistica.

Il degrado di una porzione della città può essere paragonato ad una ferita virulenta all’interno di un organismo che, senza un intervento chirurgico (la riqualificazione dei luoghi) ed una cura farmacologica adeguata (una corretta gestione dei servizi), si estende e peggiora con il tempo, causando malessere a tutto il corpo.