Enrico Mattei è stato uno dei protagonisti più originali e influenti della politica italiana del dopoguerra. Partigiano durante la Seconda guerra mondiale, Mattei fu chiamato a guidare l’Azienda Generale Italiana Petroli (AGIP) dopo il conflitto con l’incarico di accompagnarla alla chiusura. Al contrario, ne fece la base per creare l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), assumendo un ruolo centrale nell’economia e nella politica nazionale ed internazionale.

Mattei non si limitò a gestire una grande azienda pubblica: percepì presto che la sovranità energetica era una chiave della politica interna italiana. In un discorso alla Scuola di Studi Superiori sugli Idrocarburi nel 1961, affermò: “La cosa più importante per un Paese è l’indipendenza politica, che non ha valore se non c’è l’indipendenza economica… Con esse si controllano i più importanti settori lanciati verso il domani”. Queste parole ci ricordano come lo sviluppo economico e la dignità di un popolo siano profondamente collegate.

La sua strategia non si esauriva nella semplice espansione industriale. Mattei promosse un modello di “formula Mattei” negli accordi internazionali, offrendo ai Paesi produttori una quota più equa dei profitti petroliferi rispetto alle grandi compagnie straniere.

Questo approccio ebbe effetti economici, ma ancor più politici, rafforzando la posizione dell’Italia all’interno della comunità internazionale e contribuendo a costruire legami con nuovi partner, principalmente paesi africani e del Medioriente.

La politica di sviluppo dell’ENI guidato da Mattei si tradusse in un profondo effetto nella società italiana, sostenendo la diffusione di infrastrutture energetiche come gasdotti e impianti che rafforzarono l’industria nazionale, stimolando occupazione e innovazione.

Mattei è il testimone di come una visione industriale di sviluppo e la funzione sociale di una società pubblica possano stare insieme orientando la crescita sostenibile dell’Italia.