Bettino Craxi fu una delle figure più originali della politica italiana del Novecento, protagonista del socialismo riformista e della scena internazionale dagli anni ’70 agli ’80.
La sua politica è stata orientata principalmente ad unire una visione pragmatica e aperta ai cambiamenti globali ai valori del socialismo. Per Craxi il socialismo non poteva limitarsi a rivendicazioni puramente distributive o nazionali.
Per lui, il socialismo aveva il dovere di affrontare globalmente i problemi dell’economia e dello Stato, superando rigide divisioni ideologiche e mirando a una più equa distribuzione del potere nelle società moderne.
Nel contesto internazionale Craxi promosse relazioni con partiti socialisti europei e sostenne i movimenti di liberazione e opposizione nei regimi autoritari, contribuendo all’ingresso della sinistra italiana nella Internazionale Socialista e affermando un ruolo diplomatico più autonomo per l’Italia nel Mediterraneo.
Questa visione si inseriva nel contesto della Guerra Fredda e delle tensioni Nord-Sud: Craxi interpretando un socialismo non dogmatico, aperto al dialogo e all’azione concreta nei Balcani, nel Mediterraneo e nel mondo arabo. La sua politica estera era focalizzata su un socialismo che guardasse principalmente alla dignità umana ed alla cooperazione internazionale ispirata al multilateralismo.
Esempio della sua visione, quando nel 1973, durante il regime di Pinochet, da giovane leader guido una delegazione internazionale socialista in Cile, recandosi sulla tomba di Salvador Allende a Viña del Mar per rendergli omaggio.
Nonostante controversie e critiche, la visione craxiana del socialismo globale rimane un punto di riferimento per comprendere come un movimento politico possa confrontarsi con le sfide del mondo contemporaneo, cercando di adattare i principi storici della sinistra alle esigenze di un ordine internazionale sempre più interconnesso.