Nel dibattito pubblico contemporaneo emerge con crescente chiarezza un rischio che non riguarda solo l’equilibrio geopolitico, ma la tenuta relazionale e liberale della comunità internazionale. È evidente l’affermarsi di governi e leadership con tratti cleptocratici e aspirazioni autoritarie, capaci di subordinare il bene comune agli interessi di pochi, di svuotare le istituzioni democratiche e di disconoscere le regole condivise che rendono possibile la convivenza tra i popoli. In questo quadro, i progetti politici antidemocratici e le pratiche di potere associate si stanno sviluppando in tutti in continenti rappresentando un pericolo, non solo per la pace mondiale, ma anche per la dignità umana e l’ambiente.
La cleptocrazia è una visione del potere che considera lo Stato come preda, le risorse naturali come bottino e le relazioni internazionali uno strumento di sopraffazione e non di dialogo. Quando questa logica si salda con pulsioni autoritarie, il risultato è un progressivo smantellamento dei contrappesi istituzionali, l’attacco alla magistratura e alla stampa libera, la criminalizzazione del dissenso. Sul piano globale, ciò si traduce nel rifiuto del diritto internazionale, nel disprezzo per le organizzazioni multilaterali e nella rottura dei meccanismi di cooperazione costruiti dopo le tragedie del Novecento. Già Papa Giovanni XXIII, nell’enciclica Pacem in terris, affermava che la pace si fonda su verità, giustizia, amore e libertà, e che le relazioni tra le nazioni devono essere regolate dal diritto e non dalla forza. Più recentemente, Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti, ha condannato il nazionalismo chiuso ed aggressivo, invitando a riscoprire la fraternità universale anche nei rapporti tra Stati.
Le conseguenze ambientali di questa impostazione sono drammatiche. Negare o minimizzare la crisi climatica, smantellare le tutele ecologiche, favorire lo sfruttamento indiscriminato di territori e risorse in nome di un profitto immediato significa compromettere la “casa comune” e condannare le generazioni future. Papa Francesco, nell’enciclica Laudato si’, ha denunciato con forza questa deriva, ricordando che “non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale”. Un potere che saccheggia e devasta è incompatibile con questa visione integrale.
In questo orizzonte, spesso le politiche di oppressione tendono a strumentalizzare la fede, richiamando presunte “guerre di religione” o a un mandato divino per giustificare la distruzione dell’altro. La sopraffazione sistematica, i bombardamenti indiscriminati, la punizione collettiva delle popolazioni civili e l’uso strumentale della paura sono radicalmente contrari al Vangelo e ai diritti inviolabili di tutti gli uomini.
Per questo, opporsi e condannare i regimi, le politiche e le pratiche riconducibili ai progetti di aspiranti autocrati non è una posizione ideologica di parte, rappresentando un dovere di coscienza per tutte le donne e gli uomini. Non si tratta di nutrire ostilità verso popoli o culture, ma di rifiutare modelli di potere che negano la dignità umana, alimentano conflitti permanenti e accelerano la distruzione del creato. Non si può essere neutrali di fronte all’ingiustizia strutturale, l’indifferenza finisce per favorire l’oppressore. Sostenere la cooperazione tra i popoli, il multilateralismo, il rispetto del diritto internazionale e la tutela del creato si traduce, oggi, in scelte concrete il comandamento dell’amore. Significa schierarsi dalla parte dei poveri, delle vittime, dei perseguitati, e lavorare per un ordine mondiale più giusto.
Papa Leone XIV, nel Discorso ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, il 17 giugno 2025 in uno dei suoi primi interventi pubblici, ha messo al centro del suo episcopato la pace e la relazione fraterna dei popoli, invitando ogni comunità ad essere una “casa della pace e della non violenza”, “dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”. In un tempo segnato da muri, guerre e saccheggi, ciascuna persona ed i governanti sono chiamati ad essere profeti di pace e di fraternità, contro ogni cleptocrazia autoritaria che minacci il futuro dell’umanità e del pianeta.