Dopo oltre venticinque anni di negoziati, l’accordo di partenariato tra Unione Europea e Mercosur è stato firmato il 17 gennaio 2026 ad Asunción, in Paraguay. Secondo la Commissione Europea, l’intesa mira a creare un’area di libero scambio di circa 700 milioni di persone, attraverso una progressiva liberalizzazione tariffaria. Le stime al 2040 parlano di un aumento significativo del PIL europeo (oltre 77 miliardi di euro), di un +39% delle esportazioni annuali e della creazione di fino a 600.000 posti di lavoro.

Tuttavia, come evidenziato dall’ISPI in un commento del 6 febbraio 2026, l’accordo presenta anche limiti e nodi critici, in particolare per il peso attribuito alle priorità strategiche di natura commerciale e geopolitica rispetto a quelle legate alla sostenibilità ambientale.

L’obiettivo centrale dell’accordo UE-Mercosur è rafforzare la posizione geopolitica ed economica dell’Unione in America Latina, diversificando l’accesso alle materie prime critiche e riducendo la dipendenza dalla Cina. Come osserva Margherita Ceci, il trattato si inserisce in una strategia di autonomia strategica e di riequilibrio delle catene globali del valore, con potenziali benefici per l’industria europea e italiana, soprattutto nei settori automotive, meccanica, chimica e farmaceutica.

Accanto alle opportunità emergono però criticità rilevanti. L’ASviS richiama i possibili impatti sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, mentre l’EFFAT denuncia un’asimmetria normativa nel comparto agricolo. In questa direzione si colloca anche lo studio di S. Jarzerboski et al., Competitive Asymmetries and the Threat to Supply Chain Resilience: A Comparative Analysis of the EU–Mercosur Trade Agreement’s Impact on the European Union’s and Polish Agri-Food Sectors, pubblicato il 19 gennaio 2026 su Agricolture, che evidenzia come le differenze strutturali e regolatorie tra i sistemi agricoli UE e Mercosur producano una competizione asimmetrica che la sola liberalizzazione tariffaria non riesce a compensare.

Il processo di ratifica dell’accordo è inoltre segnato da forti resistenze politiche e sociali. Diversi Parlamenti nazionali e il Parlamento europeo hanno espresso riserve, arrivando a chiedere una valutazione di compatibilità con i trattati UE e con gli obiettivi climatici. Il Parlamento europeo ha chiesto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea di esprimersi sulla conformità dell’accordo ai trattati dell’UE; qualora la Corte dovesse bocciare l’accordo, il progetto potrebbe subire un vero e proprio veto di Strasburgo, bloccando la ratifica e sollevando interrogativi significativi sul futuro delle relazioni commerciali con il Mercosur.

Le proteste degli agricoltori in Francia, Belgio e in altri Paesi hanno portato il Mercosur al centro del dibattito pubblico. Secondo EFFAT, l’accordo rischia di generare dumping etico, permettendo l’ingresso di prodotti agricoli realizzati con standard inferiori rispetto a quelli richiesti ai produttori europei. Una comunicazione sindacale e associativa efficace ha rafforzato questa posizione, traducendo temi tecnici (pesticidi vietati, uso di antibiotici, differenziali nei costi di produzione) in messaggi politicamente mobilitanti.

Al contrario, la comunicazione istituzionale europea si è concentrata prevalentemente sui benefici macroeconomici stimati dalla Commissione Europea, risultando meno efficace nel dare risposta alle preoccupazioni di natura sociale e ambientale.

L’accordo UE-Mercosur è lo specchio delle tensioni che oggi attraversano la politica commerciale europea: geopolitica, interessi economici, consenso democratico e standard etici si intrecciano e spesso si scontrano.

Sul piano politico, l’intesa mette alla prova la coerenza dell’UE tra autonomia strategica e rispetto delle proprie regole. La competizione con Cina e Stati Uniti ha accelerato la chiusura del negoziato, ma ha anche acceso divisioni interne. Se intervenissero la Corte di Giustizia o il Parlamento europeo, il diritto UE potrebbe diventare un vero argine alle scelte commerciali. La domanda è chiara: fino a che punto l’autonomia strategica può giustificare deroghe agli standard europei? E che ruolo possono giocare i Parlamenti nel riequilibrio degli accordi?

Sul piano del consenso, il caso Mercosur mostra un coinvolgimento debole degli attori più esposti. Le proteste di agricoltori e sindacati suggeriscono che il consenso sia stato cercato dopo, non costruito prima, mentre Bruxelles ha puntato soprattutto sui benefici macroeconomici. Come ripensare, allora, le strategie di advocacy e il dialogo con i portatori di interesse?

Sul piano economico, costi e benefici non si distribuiscono in modo uniforme. Rinviare o bloccare l’accordo ha un costo (dazi non risparmiati, investimenti mancati), ma anche applicarlo produce effetti redistributivi. Lo studio pubblicato su Agriculture evidenzia che le differenze strutturali e regolatorie tra i sistemi agricoli UE e Mercosur amplificano le asimmetrie, penalizzando alcuni settori e territori. Chi ci guadagna davvero? E quali strumenti servono per compensare chi rischia di perdere?

Sul piano etico, restano dubbi sulla credibilità dell’UE come promotrice di sostenibilità e diritti: molte clausole ambientali e sociali non sono vincolanti. Un recente articolo pubblicato su Review of International Political Economy (dicembre 2025), interpreta l’accordo come espressione di una governance normativa asimmetrica, mettendo in discussione la neutralità delle politiche commerciali. Che effetto ha questa asimmetria sulla reputazione globale dell’Unione?

L’accordo è, al momento, un banco di prova per la capacità dell’UE di tenere insieme autonomia strategica, coerenza normativa e legittimazione democratica. Il commercio non è mai neutro: redistribuisce potere, costi e responsabilità. Capire queste tensioni significa guardare oltre i numeri e misurare l’impatto concreto su economie nazionali, lavoro e coesione sociale.