Lo scorso 28 novembre la Corte Costituzionale con sentenza n. 192/2024, ha dichiarato incostituzionali alcune parti della legge sull’autonomia differenziata. Alcune materie, quali l’uso di internet o le fonti rinnovabili, non potranno essere trasferite alle regioni, trattandosi delle due “rivoluzioni gemelle, la digitale e l’energetica” del nostro tempo, di chiaro ambito sovranazionale.
Per la Corte “La sussidiarietà funziona per così dire come un ascensore, perché può portare ad allocare la funzione a seconda delle specifiche circostanze, ora verso il basso, ora verso l’alto”
L’autonomia differenziata è, nella dottrina sociale della Chiesa, la sussidiarietà: lo Stato aiuta e non assorbe le “assemblee del corpo sociale” (Pio XI, Quadragesimo anno).
Si aprono ora due possibili strade: o va avanti il proposto referendum per la parte di legge residua, oppure il Parlamento emette una nuova legge, in base ai diktat della Corte.
È urgente, dunque, che l’autonomia differenziata trovi un punto di equilibrio tra il pericolo di uno Stato Arlecchino ed il mantenimento di uno Stato Pantalone: se il Parlamento non arriverà a una sintesi del problema, la parola probabilmente passerà ai cittadini.
Di seguito il link del sito Il Sussidiario.net per leggere l’articolo integrale
AUTONOMIA/ Parlamento al bivio tra Stato-Arlecchino e Stato-Pantalone