La relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione conferma che il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione non è diretto e si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di decrescita, della popolazione residente.
Anche a causa della flessione demografica, il suolo consumato pro-capite aumenta ancora dal 2022 al 2023 di 1,3 m2/ab e di 17,5 m2/ab dal 2006. Si può osservare il trend in crescita a livello nazionale. Si passa, infatti, dai circa 348 m2/ab nel 2006 e nel 2012 ai 365,7 m2/ab nel 2023. Dal 2012 al 2018 il suolo consumato per abitante è aumentato di 6,6 m2/ab mentre nell’ultimo quinquennio di 10,9 m2/ab.
Ed ancora, a livello regionale i valori percentuali più elevati rimangono quelli della Lombardia (12,19%), del Veneto (11,86%) e della Campania (10,57%).
In termini di suolo consumato pro capite, i valori regionali più alti risentono della bassa densità abitativa tipica di alcune regioni. Il Molise presenta storicamente il valore più alto (602 m2/ab) quasi 10 m2 in più per ogni abitante rispetto allo scorso anno e di molto superiore al valore nazionale (365 m2/ab) che è salito di 3 m2, seguita da Basilicata (596 m2/ab) e Valle d’Aosta (572 m2/ab).
Lazio, Campania, Liguria, Sicilia e Lombardia presentano i valori più bassi e al di sotto del valore nazionale la tutela del suolo. Il raggiungimento dell’equilibrio tra necessità dell’abitare e dello sviluppo economico-sociale e tutela dell’ecosistema e della bellezza ambientale passa dal disincentivare il consumo del suolo e sostenere processi di rigenerazione urbana.