Il processo di riforma del sistema giustizia e dell’organizzazione interna della magistratura si caratterizza dall’introduzione di novità non sempre conosciute e approfondite nel dibattito pubblico, dunque, si ritiene necessario condividere il più possibile informazioni e riflessioni degli operatori della giustizia, dei magistrati, docenti, politici, sollecitando un confronto il più ambio possibile.
Al riguardo, l’associazione Vittorio Bachelet ha pubblicato un volume, a seguito dell’incontro del 12 febbraio 2025, riguardo l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare, un profilo particolarmente delicato del disegno di legge di revisione costituzionale del titolo IV, attualmente all’esame delle Camere.
Il disegno di legge costituzionale propone l’istituzione di un giudice speciale rispetto ai giudici speciali già previsti, con deroga all’art. 102, comma 2, della Costituzione, a cui si vorrebbe affidare la giurisdizione disciplinare dei magistrati ordinari. Il tema presenta un profilo giuridico-culturale di elevato interesse, implicando il rapporto tra le funzioni dell’organo di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, da un lato, e l’esercizio della funzione disciplinare, dall’altra.
Nel corso del seminario, studiosi e operatori del settore hanno evidenziato come la parte del disegno di legge relativa all’Alta Corte disciplinare presenti complessità sistematiche e criticità di stesura tecnico-normativa, ancor più di altre parti del medesimo testo. Particolare perplessità riguarda la previsione di una legislazione “speciale” per i soli magistrati ordinari, in un contesto istituzionale in cui operano più giurisdizioni (ordinaria, amministrativa, contabile, militare e tributaria). Per i soli magistrati ordinari, infatti, si prevederebbe un sistema disciplinare costituito esclusivamente da un organismo esterno all’ordine giudiziario, escludendosi qualunque forma di impugnazione – compresa la possibilità del ricorso alla Corte di cassazione ex art 111, settimo comma, Cost. – se non dinanzi alla medesima Alta Corte.
Inoltre, a fronte della separazione tra magistrati requirenti e giudicanti, affidati a due distinti Consigli superiori della magistratura, permarrebbe peraltro un’unica Corte disciplinare: il testo non chiarisce chi sarebbe chiamato ad esercitare l’azione disciplinare che, se affidata al Procuratore generale della Cassazione, come nel sistema attuale, comporterebbe un’attività di indagine affidata alla sola parte requirente anche nei riguardi dei giudicanti. Non vi è chiarezza, inoltre, sul futuro sistema degli illeciti disciplinari, la cui formulazione unitaria finirebbe ancora una volta per stridere con l’assetto che si intende realizzare.
Su tali considerazioni preliminari, il seminario ha consentito di raccogliere contributi provenienti dai vertici della magistratura, da studiosi autorevoli e da esperti di diritto costituzionale e di ordinamento giudiziario.
Si evidenzia l’intervento del vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Fabio Pinelli, il quale ha sottolineato le criticità della proposta, limitata alla sola magistratura ordinaria, unica professione ad avere un giudizio disciplinare totalmente esterno, mettendo in evidenza l’incertezza sulla ricorribilità in Cassazione ex art. 111 della Costituzione delle decisioni rese dall’Alta Corte.
Di particolare interesse le parole autorevoli di Margherita Cassano (prima presidente della Corte di Cassazione), la quale, nel ripercorrere la genesi dell’intervento di modifica dell’assetto costituzionale prospettato, ha sottolineato come «il depotenziamento del ruolo del Consiglio superiore, amputato di una funzione essenziale governo autonomo della Magistratura, rischia di incidere sull’intero equilibrio disegnato dal Titolo Quarto della seconda parte della Costituzione».
Recentemente, il 24 settembre a Roma presso il Senato della Repubblica ed il 25 settembre a Torino presso il Polo del Novecento si sono tenuti importanti incontri di approfondimento sul ruolo dell’Alta Corte Disciplinare partendo dalle riflessioni del volume a cura di Renato Balduzzi e Gianluca Grasso. Prossimo confronto sul tema alla presenza dei curatori e di Luciano Violante, presidente emerito della Camera dei Deputati, è in programma il prossimo 4 novembre a Milano presso l’Università degli Studi di Milano, dipartimento di diritto pubblico italiano e sovranazionale, nell’ambito dei “Lunch seminars di Giustizia costituzionale” con il prof. Nicolò Zanon.
Il volume dell’Associazione Bechelet sul tema rappresenta un importante strumento per conoscere meglio aspetti rilevanti della prospettata riforma e l’occasione per sollecitare un dibattito quanto più aperto e trasparente sulla Giustizia e gli organi della Magistratura, consapevoli che il buon funzionamento del sistema giustizia rappresenta un elemento fondante dello Stato di diritto e della vita democratica di un popolo, senza cedere al rischio di considerare le riforme solo come uno strumento volto a rimodulare il rapporto tra poteri dello Stato.
Di seguito il link del sito csm.it per leggere il testo integrale del Volume “L’Alta Corte Disciplinare, pro e contro di una proposta che fa discutere” a cura di Renato Balduzzi e Gianluca Grasso.