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Streets of Minneapolis: cantare l’America delle persone

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Quando l’America chiama, Bruce Springsteen risponde. In ogni pagina buia della storia statunitense il Boss ha sempre trovato le parole per raccontarla ai suoi connazionali e spronarli nelle avversità. Lo ha fatto, sempre, mettendo in luce l’umanità delle persone e i valori fondanti del paese.

Così è stato con The Rising dopo l’attentato dell’11 settembre. Una celebrazione del coraggio dei vigili del fuoco di New York che sono rimasti uccisi nei soccorsi. Un inno alla vita che, a distanza di 25 anni, mette ancora i brividi a chi ha la fortuna di ascoltarla in live.

Lo aveva fatto ancora prima con Born in the USA, suo più grande successo, che criticava le conseguenze della guerra Vietnam e il trattamento riservato ai veterani. Una canzone erroneamente scambiata da Ronald Reagan per un canto patriottico e utilizzata come colonna sonora della sua campagna elettorale.

Oggi Springsteen è tornato a parlare alla nazione con Streets of Minneapolis. Un brano scritto di getto, registrato in un paio di giorni, che condensa la rabbia che sta attraversando gli Stati Uniti in seguito all’uccisione di due cittadini innocenti, Alex Pretti e Renee Good, per mano di agenti dell’ICE – Immigration and Customs Enforcement.

«Sabato ho scritto questa canzone, – si legge sui profili social del Boss – ieri l’ho registrata e oggi l’ho pubblicata in risposta al terrore di Stato nella città di Minneapolis. È dedicato alla gente di Minneapolis, ai nostri innocenti vicini di casa immigrati e in memoria di Alex Pretti e Renee Good. Stay free». Lo scontro con l’amministrazione trumpiana, accusata di “terrore di Stato”, è diretto.

Springsteen non ha mai nascosto le sue idee politiche e anche in passato non ha risparmiato aspre critiche al presidente in carica. Già nel suo tour del 2025, durante le tappe italiane dello scorso giugno e luglio, si era concesso un monologo dove ha espresso tutto il suo dissenso per le politiche di Donald Trump. Intonando Land of Hope and Dreams, di fronte al pubblico di San Siro, aveva detto “L’America che amo, che per 250 anni è stata faro di speranza, sogni e libertà è nelle mani di un’amministrazione corrotta, traditrice e incompetente. (…) Stasera vi chiediamo di sostenere la democrazia, di alzarvi e far sentire la vostra voce contro l’autoritarismo e far risuonare la libertà”.

Sempre al pubblico italiano Springsteen aveva raccontato che negli Stati Uniti “stanno accadendo delle cose che alterano la vera natura della democrazia dei nostri Paesi e sono troppo importanti per essere ignorate” riferendosi agli “abusi” di potere del governo e al risveglio delle destre nazionaliste. Una presa di posizione che lo ha portato ad entrare nel mirino degli attacchi verbali del presidente.

Da oltre 50 anni, la rockstar ha raccontato un’America fatta di hard working people, di sogni, di badlands (zone difficili) e di voglia di riscatto, di promesse e di comunità. Nelle sue canzoni non mancano le contraddizioni della società americana, la rabbia e la violenza. Ma lo sguardo del Boss è centrato sul nucleo valoriale che, per lui, ha tenuto insieme la società americana: speranza e libertà.

Nel brano Streets of Minneapolis, l’ICE viene descritta come un gruppo di “occupanti” ed “esercito privato di Re Trump”. Ma è ai cittadini e agli abitanti del Minnesota che si rivolgono le parole del Boss, per far sì che il loro dissenso e il loro coraggio non passi sotto silenzio. Perché non si dimentichino le persone, vero cuore pulsante della democrazia americana, e soprattutto Alex Pretti e Renee Good. “Nonostante i suoi difetti, l’America è un Paese incredibile con persone incredibili – aveva dichiarato Springsteen davanti al pubblico milanese – Sopravviveremo a questo momento”.

 

«Tra fumo e proiettili di gomma

Alla prima luce dell’alba

I cittadini si sono schierati per la giustizia

Le loro voci risuonavano nella notte

E c’erano impronte di sangue

Là dove avrebbe dovuto esserci misericordia

E due morti lasciati a morire

Su strade coperte di neve

Alex Pretti e Renee Good

Oh, nostra Minneapolis, sento la tua voce

Cantare nella nebbia insanguinata

Prenderemo posizione per questa terra

E per lo straniero in mezzo a noi

Qui, nella nostra casa, hanno ucciso e vagato liberi

Nell’inverno del ’26

Ricorderemo i nomi di coloro che sono morti

Per le strade di Minneapolis»

(Traduzione del testo La Stampa)

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