Quando sei desolato, non fare mai mutamenti”. In questo modo le regole di Sant’Ignazio di Loyola ci suggeriscono la strategia da adottare nei momenti di desolazione e sconforto, situazioni in cui non si devono prendere nuove decisioni[1] e neanche proporre sbrigative soluzioni per risolvere problemi complessi. Per questa motivazione è stato necessario riflettere profondamente e fare il giusto discernimento[2] prima di affrontare la desolazione personale e umana scaturita da tematiche complesse come la “violenza di genere” e il femminicidio.

Durante il processo di discernimento, la prima fase necessaria è chiarire i significati delle terminologie su cui si dovrà riflettere. La Dichiarazione ONU sull’eliminazione della violenza contro le donne all’art. 1 enuncia che è violenza contro le donne ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà che avvenga nella vita pubblica o privata”. Mentre il Glossario di Medicina di Genere redatto dall’Istituto Superiore di Sanità definisce l’uguaglianza di genere come “una condizione nella quale ogni persona, indipendentemente dal genere di appartenenza, riceve pari trattamento e ha uguale possibilità di accesso a risorse e opportunità. Ogni persona deve essere libera di sviluppare le proprie personali abilità e di fare le proprie scelte senza differenze dovute al genere[3]. Infine, l’antropologa messicana Marcela Lagarde definisce il femminicidio come “la forma estrema della violenza di genere contro le donne” che può “culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle istituzioni e all’esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia”[4].

La seconda fase, per un discernimento corretto e informato, deve essere l’analisi del contesto normativo e delle variabili che concorrono a identificare un femminicidio. In Italia non è presente una fattispecie autonoma di reato che consideri l’uccisione di una donna per questioni di genere, ovvero non è previsto che l’appartenenza al genere femminile della vittima possa essere considerata causa essenziale e movente di un omicidio: l’ipotesi di uccisione per questioni di genere, infatti, viene ricompresa come circostanza aggravante del generico reato di omicidio[5] (diversamente dall’omicidio stradale ex art. 589 bis) e per una corretta individuazione delle variabili che identificano il femminicidio si devono analizzare la vittima, l’autore e il contesto della violenza. L’Istat, riprendendo la Statistical Commission delle Nazioni Unite, suddivide la fattispecie in tre tipologie: gli omicidi di donne da parte del partner; gli omicidi di donne da parte di un altro parente; gli omicidi di donne da parte di un’altra persona, sia conosciuta sia sconosciuta, che però avvenga attraverso un modus operandi o in un contesto legato alla motivazione di genere[6]. Il 24 novembre 2023, sulla Gazzetta Ufficiale, è stata pubblicata la legge 168/2023 contenente disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica, in vigore dal 9 dicembre.

La terza fase per un corretto discernimento è analizzare i dati disponibili. Secondo il Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno, relativamente al periodo 1° gennaio – 19 novembre 2023, sono stati registrati 295 omicidi, con 106 vittime donne (- 3%), di cui 87 uccise in ambito familiare/affettivo (- 4%) e di queste 55 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner (+ 4%). È necessario evidenziare che tali dati, importanti per definire la relazione tra omicida e vittima, non specificano se il movente sia legato al genere femminile della vittima. Questa analisi si completa prendendo in esame i dati relativi i cosiddetti reati spia, ovvero i delitti che sono ritenuti i possibili indicatori di una violenza di genere, in quanto verosimile espressione di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica diretta contro una persona in quanto donna[7].

Il quarto e ultimo passo del discernimento è la presa coscienza dell’entità del fenomeno, il superamento dello sconforto attraverso la consapevolezza e le riflessioni personali. È lapalissiano considerare la violenza di genere e il femminicidio problemi complessi che richiedono un cambio di paradigma sociale e la proliferazione normativa del Legislatore italiano, seppur dal punto di vista dell’opinione pubblica sia una risposta immediata e apparentemente risolutiva, non sembra essere l’approccio ideale per il definitivo superamento del problema. Appare più consono, ma indubbiamente più complesso, attuare politiche che abbiano come prospettiva l’uguaglianza sostanziale promossa nella Costituzione, attraverso la divulgazione di una Cultura fondata sul valore intrinseco della Persona, ancor prima che sul genere. Far riferimento all’etimologia del termine “Cultura”, da <colere> ossia coltivare, rende evidente la necessità di adoperarsi in azioni concrete ossia agire per il riconoscimento della dignità di Essere, responsabilizzando l’opinione pubblica, fornendo il sostegno e la protezione alle vittime, garantendo la formazione adeguata degli operatori sanitari e di sicurezza nel riconoscimento della violenza, proponendo programmi scolastici adeguati alle tematiche odierne, prevedendo strategie e iniziative locali che valorizzino le relazioni umane. In generale, quindi, solo attraverso concrete politiche sociali che tendono alla diminuzione del conflitto interpersonale, si porrà freno alla violenza di genere e al femminicidio. In quest’ottica l’impegno dei cristiani nella vita politica e sociale deve essere “lievito” per riflessioni che si sgancino dalla polarizzazione (l’uno contro l’altro) a cui la società contemporanea (e i social media) inducono, ciò al fine di incoraggiare pensieri in grado di generare la “conversione” radicale del cuore. È dal cuore dell’Uomo (inteso come uomo e donna) che occorre ripartire: se viene scordato l’Uomo, ogni rimedio e ogni pur dirompente cambiamento sociale sarà solo una superficiale riverniciatura incapace di modificare radicalmente la struttura dell’edificio.

 

 

[1] Il discernimento dei Gesuiti (V Regola). Quando non ti senti bene, non scegliere mai! Francesco Occhetta Sj.

[2] Contrastare e prevenire la violenza di genere: la via del discernimento di Rosalba Famà.

[3] Si veda su https://www.iss.it/documents/20126/6744472/Glossario+di+Medicina+di+Genere.pdf/e39f7b0b-19fd-2606-7655-1955e2e61ab3?t=1662034739437.

[4]I concetti di femmicidio e femminicidio, Milena Anzani su https://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/I-concetti-di-femmicidio-e-femminicidio/368.

[5] Legge n. 119/2013.

[6] Il benessere equo e sostenibile in Italia, Istat, p. 185, 2023.

[7] Donne vittime di violenza, Dipartimento della pubblica sicurezza direzione centrale della polizia criminale, Ministero dell’Interno. Pag. 7, 2023.