“Abbiamo tutti in mente la tipica immagine di uno stato autocratico. C’è un cattivo al vertice, che controlla l’esercito e la polizia. L’esercito e la polizia minacciano il popolo con la violenza. Ci sono collaboratori malvagi, e magari qualche coraggioso dissidente”. Questa descrizione poteva essere vera fino all’inizio del nuovo millennio. Oggi, secondo Anne Applebaum, non è più così. La forma dei governi autoritari contemporanei non ricalca il modello delle dittature novecentesche. Non sono più determinanti le teorie economiche o i valori a cui aderire. Le autocrazie moderne si fondano su obiettivo, comune a tutte, che prescinde dalla collocazione politica: mantenere il privilegio e la ricchezza di chi è al potere e indebolire le democrazie occidentali.

Lo scorso 12 novembre è stato pubblicato in Italia l’ultimo saggio della giornalista americana, intitolato Autocrazie. Chi sono i dittatori che vogliono governare il mondo. Il libro, edito da Mondadori, analizza l’evoluzione delle strutture di potere e i cambiamenti, sostanziali e comunicativi, che ha subito la figura dell’autocrate. Applebaum torna a parlare di democrazie illiberali e regimi dittatoriali. L’opera prende spunto da un editoriale della giornalista pubblicato nel 2021 su The Atlantic, in cui Applebaum sostenne che i “cattivi stavano vincendo”. Molte delle riflessioni contenute in Autocrazie si sviluppano a partire dall’osservazione dei paesi dell’Europa dell’Est e della Federazione russa, paese che l’autrice osserva e studia da anni, come dimostra il saggio Gulag: storia dei campi di concentramento sovietici per cui le è stato assegnato il Premio Pulitzer nel 2004. Non è un caso che molti dei fatti utilizzati per fondare l’analisi delle autocrazie moderne riguardino il regime di Putin.

L’immagine dell’uomo solo al comando con poteri interni illimitati, isolato dal resto del mondo, è superata. I regimi di oggi si sviluppano e si mantengono grazie ad una rete globale in grado di unire i governi repressivi di nature politiche molto diverse tra loto. Per questo Applebaum li paragona a delle aziende, più che a veri e propri stati. Questa struttura di rapporti, che chiama “Autocrazie S.p.A.”, lega tra gli altri Russia, Cina, Venzuela, Iran e Bielorussia, attraverso un filo rosso di interessi condivisi. Le reti di cooperazione transnazionali tra autocrati sono particolarmente attive a livello finanziario e tecnologico. A livello economico l’autrice riporta l’esistenza di strutture finanziarie kleptocratiche funzionali ad occultare, spesso all’estero, la ricchezza dei singoli governanti. Attraverso società off-shore, intermediari e la complicità di altri stati illiberali i kleptocrati riescono a riciclare fondi illeciti, creando veri e propri paradisi finanziari. Inoltre, Applebaum dimostra come spesso il denaro dei regimi finisca anche in strutture bancarie ed immobiliari di paesi democratici. Per questo l’autrice indica la lotta alla corruzione e le operazioni di trasparenza finanziaria come strumenti a disposizione dell’occidente per frenare i flussi finanziari illegali.

Un altro tema affrontato nel saggio riguarda l’utilizzo tecnologie di sorveglianza e controllo per monitorare e reprimere i dissidenti. A cui si accompagna la creazione di vere e proprie macchine di propaganda che diffondono narrazioni antidemocratiche e disinformazione, non solo all’interno dei regimi ma anche, e soprattutto, al di fuori nel tentativo di condizionare l’opinione pubblica estera e di influenzare i risultati elettorali democratici. L’opera di Applebaum invita le società democratiche a sviluppare i propri anticorpi di fronte ai tentativi di influenza delle autocrazie. Per arginare i regimi illiberali l’Occidente dovrà rafforzare le proprie istituzioni, favorire la trasparenza e combattere la corruzione. Democrazie e autocrazia sono sistemi politici e in quanto tali possono cambiare in base alle decisioni di cittadini e governanti: “l’autocrazia è un sistema politico, – dice la giornalista – un modo di strutturare la società, uno strumento di organizzazione del potere, non è un tratto genetico, nessuna nazione è condannata per sempre alla dittatura, esattamente come nessuna nazione ha la garanzia di rimanere democratica”.