Nel corso del recente incontro del Gruppo dei 33, Fabrizio Urbani Neri ha relazionato sul tema del regionalismo differenziato, riflettendo sulla capacità della nostra comunità nazionale di riuscire a far convivere unità ed efficienza.

L’art. 116 della Costituzione dispone che “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia…possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato”

La norma pone, in primo luogo, una questione di rispetto della fraternità e della leale collaborazione tra Stato e Regioni, sotto diversi aspetti: istituzionale, nell’esercizio distribuito del potere (art.117), etico-sociale, di uguaglianza dei diritti dei cittadini (art.3) ed economico, di gestione e distribuzione delle risorse pubbliche, raccolte con la tassazione, a favore delle zone più povere del Paese (artt.53, 81).

La fraternità istituzionale potrà ispirarsi e dare vita ad un modello di marble cake, una torta dove i vari strati (le funzioni e i poteri) si amalgamano, o ad un modello di layer cake, una torta multistrato, dove ciascun ambito di azione rimane distinto e separato dagli altri.

Al riguardo, la Corte Costituzionale suggerisce ad entrambe le parti, Stato e Regioni, di ragionare fraternamente sul modello da scegliere, raccomandando di “sostenere un dialogo, di tenere un comportamento collaborativo volto al perseguimento di un’intesa” (C. Cost. n.239/2013)

L’autonomia differenziata è, infatti, un valore democratico, in quanto esprime la libertà di ciascuna comunità regionale di esprimere la propria peculiarità. Essa è manifestazione del principio di sussidiarietà, che enunciato, nella Dottrina Sociale della Chiesa, nell’enciclica Quadragesimo anno di Pio XI, il quale poneva l’autonomia dei territori e degli altri corpi intermedi quali mezzi per «aiutare» lo sviluppo delle relazioni interpersonali contrapposti al vedersi «assorbire» la loro esistenza nella volontà dello Stato.

Con la riforma di cui all’art. 116 Cost., ciascuna Regione potrà, quindi, chiedere di legiferare su ben 23 materie (si va dal commercio al trasporto pubblico, dalla scuola all’ambiente) mediante la stipula di un’intesa della singola Regione con lo Stato.

Ad evitare eccessive sperequazioni, dovranno essere stabiliti i Lep, i livelli essenziali delle prestazioni, riconosciuti come prioritari (nel campo, ad esempio, delle cure mediche) per assicurare a tutti i cittadini i servizi pubblici essenziali.

In sostanza, questa riforma pone l’Italia a un bivio: momento di crescita della comunità nazionale, essendo ogni territorio locale libero di manifestare le proprie capacità, oppure deriva verso una socialità disgregata, che farebbe scivolare lo spirito di fraternità del tessuto sociale nazionale verso un nuovo feudalesimo.