In concomitanza con il 22 aprile, giornata mondiale della terra, è necessario evidenziare un caso virtuoso di una comunità impegnata per la tutela del proprio ecosistema e paesaggio.

Nel 1998 nasce l’Instituto Terra, l’organizzazione dedicata a “restaurare” l’ecosistema deturpato, restituendo alla foresta lo splendore originario della sua biodiversità.

Dopo dieci anni, il lavoro della comunità ha dato frutto: un parco nazionale aperto a tutti con oltre 2 milioni e mezzo di alberi piantati, le sorgenti naturali sono rinate e specie diverse di uccelli, mammiferi, piante sono tornate a vivere nella foresta.
Emblematiche sono le parole dell’artista Sebastiao Salgado, ideatore del progetto “ho realizzato che esiste anche il dovere di fare qualcosa di bello, di mostrare a tutti l’incanto della natura”.
È così. L’uomo con il suo agire ha prodotto un insieme di alterazioni nell’ambiente in seguito all’immissione nell’atmosfera, nelle acque e nel suolo di sostanze inquinanti. La terra protesta per il male che le provochiamo. I cambiamenti climatici, l’innalzamento delle temperature e la ricorrenza di fenomeni metereologici estremi ne sono la testimonianza.
Il patrimonio forestale rappresenta un rilevatore fondamentale dello stato ambientale di una nazione e dell’intero pianeta. Le foreste sono aree naturali preziose per le biodiversità, forniscono cibo e acqua, producono ossigeno, contrastano fenomeni di desertificazione.