Nei prossimi 8 e 9 giugno gli elettori saranno chiamati a votare su cinque referendum abrogativi, dedicati ai temi del lavoro e della cittadinanza.

La tecnicalità dei quesiti referendari allontana l’elettore medio, anche se l’effetto dissuasivo può essere compensato da un richiamo al valore di fondo dei quesiti proposti: da un lato, i principi costituzionali posti a base della tutela del lavoro e del diritto di cittadinanza, dall’altro, dell’impatto sociale sul modello di comunità che si intende perseguire, alla luce della dottrina sociale della Chiesa.

La Costituzione tutela il lavoro agli artt. 1, 4 e 36. In relazione agli aspetti fondamentali della vita lavorativa (il licenziamento, la precarietà del lavoro e la tutela contro gli infortuni), nei lavori della Costituente si prospettò di promuovere un insieme di tutele della vita del lavoratore mediante norme “che non siano soltanto rispondenti alle esigenze della vita, quali possono essere quelle del vitto, della casa, del vestiario, ma anche alle esigenze dell’esistenza libera e perciò degna dell’uomo” (intervento di G. Dossetti, seduta 8.10.1946).

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REFERENDUM/ Tra licenziamenti, infortuni e proroghe, 5 quesiti per un istituto in crisi