I bravi giornalisti non hanno bisogno della deontologia, vivono di leggi interiori non scritte che fanno risplendere la missione del giornalismo, soprattutto quando a rischio è la vita.

Tuttavia la deontologia, intesa come un mezzo e non un fine, aiuta la professione a rimanere un servizio pubblico e una missione.

Esistono almeno 5 principi deontologici secondo la normativa italiana (Ordine dei Giornalisti) e i principali codici internazionali di etica professionale su cui un giornalista è chiamato a riflettere e l’Ordine a vigilare:

  1. La verità dei fatti e la verifica delle fonti

È questo il dovere primario di cercare e raccontare la verità dei fatti prima della pubblicazione, verificando le fonti e confrontando le informazioni.

Il codice deontologico vieta di falsificare, alterare o omettere informazioni rilevanti proprio perché tra chi legge o chi ascolta e chi comunica si instaura una relazione di fiducia e di rispetto. Se viene tradita da credibile si diventa in-credibile.

  1. L’indipendenza e la libertà dai molti condizionamenti

Il giornalista è chiamato a mantenere la propria indipendenza dai poteri politici ed economici. È una lotta quotidiana ma per rimanere liberi e veri bisogna resistere alle pressioni o ai favori che compromettano l’obiettività e l’onestà dell’informazione.

  1. Il rispetto della dignità delle persone

La deontologia chiede di rispettare la dignità, la reputazione e la privacy dei soggetti di cui si scrive. Bisogna evitare ogni forma di discriminazione, diffamazione o spettacolarizzazione del dolore.

Pensiamo, per esempio, a ogni volta che invece di chiamare per nome le persone si etichettano con stereotipi che accendono le paure.

  1. La tutela delle fonti e del segreto professionale

Il giornalista ha il dovere di proteggere l’identità delle fonti confidenziali e di non rivelare ciò che è stato comunicato sotto vincolo di segretezza, salvo che ciò contrasti gravemente con l’interesse pubblico.

Se fosse da tutti rispettato non avremmo l’incertezza che i lettori nutrono verso molti pezzi, servizi o interviste.

  1. La correttezza nell’informare e la lealtà verso i propri interlocutori, lettori, ascoltatori, followers ecc.

Al giornalista è chiesto di essere leale verso i lettori, di evitare la pubblicazione di notizie manipolate, titoli fuorvianti, mezze verità, accondiscendere a titoli di giornali falsi, immagini decontestualizzate e ogni tipo di disinformazione.

C’è un però. I giornalisti che violano la deontologia non sono quasi mai richiamati dall’Ordine; anzi, molti colleghi li applaudono, dicendo: “Almeno lui è riuscito a raggirarla e ha fatto lo scoop…”

Nel mondo anglofono, invece, la deontology non è mai separata dall’ethics: chi viola la deontologia, viola l’etica stessa della professione.

L’interesse che tutti rispettino queste regole è garantito dalla stessa comunità giornalistica, consapevole che, se un collega le infrange, viene compromessa la credibilità dell’intera categoria.

È soprattutto per questo che il giornalismo italiano sta attraversando la crisi di credibilità e di affidabilità che conosciamo.