I bravi giornalisti non hanno bisogno della deontologia, vivono di leggi interiori non scritte che fanno risplendere la missione del giornalismo, soprattutto quando a rischio è la vita.
Tuttavia la deontologia, intesa come un mezzo e non un fine, aiuta la professione a rimanere un servizio pubblico e una missione.
Esistono almeno 5 principi deontologici secondo la normativa italiana (Ordine dei Giornalisti) e i principali codici internazionali di etica professionale su cui un giornalista è chiamato a riflettere e l’Ordine a vigilare:
- La verità dei fatti e la verifica delle fonti
È questo il dovere primario di cercare e raccontare la verità dei fatti prima della pubblicazione, verificando le fonti e confrontando le informazioni.
Il codice deontologico vieta di falsificare, alterare o omettere informazioni rilevanti proprio perché tra chi legge o chi ascolta e chi comunica si instaura una relazione di fiducia e di rispetto. Se viene tradita da credibile si diventa in-credibile.
- L’indipendenza e la libertà dai molti condizionamenti
Il giornalista è chiamato a mantenere la propria indipendenza dai poteri politici ed economici. È una lotta quotidiana ma per rimanere liberi e veri bisogna resistere alle pressioni o ai favori che compromettano l’obiettività e l’onestà dell’informazione.
- Il rispetto della dignità delle persone
La deontologia chiede di rispettare la dignità, la reputazione e la privacy dei soggetti di cui si scrive. Bisogna evitare ogni forma di discriminazione, diffamazione o spettacolarizzazione del dolore.
Pensiamo, per esempio, a ogni volta che invece di chiamare per nome le persone si etichettano con stereotipi che accendono le paure.
- La tutela delle fonti e del segreto professionale
Il giornalista ha il dovere di proteggere l’identità delle fonti confidenziali e di non rivelare ciò che è stato comunicato sotto vincolo di segretezza, salvo che ciò contrasti gravemente con l’interesse pubblico.
Se fosse da tutti rispettato non avremmo l’incertezza che i lettori nutrono verso molti pezzi, servizi o interviste.
- La correttezza nell’informare e la lealtà verso i propri interlocutori, lettori, ascoltatori, followers ecc.
Al giornalista è chiesto di essere leale verso i lettori, di evitare la pubblicazione di notizie manipolate, titoli fuorvianti, mezze verità, accondiscendere a titoli di giornali falsi, immagini decontestualizzate e ogni tipo di disinformazione.
C’è un però. I giornalisti che violano la deontologia non sono quasi mai richiamati dall’Ordine; anzi, molti colleghi li applaudono, dicendo: “Almeno lui è riuscito a raggirarla e ha fatto lo scoop…”
Nel mondo anglofono, invece, la deontology non è mai separata dall’ethics: chi viola la deontologia, viola l’etica stessa della professione.
L’interesse che tutti rispettino queste regole è garantito dalla stessa comunità giornalistica, consapevole che, se un collega le infrange, viene compromessa la credibilità dell’intera categoria.
È soprattutto per questo che il giornalismo italiano sta attraversando la crisi di credibilità e di affidabilità che conosciamo.