La mia generazione è cresciuta con il vento della libertà che soffiava sulle nostre vite e ci permetteva di sognare e guardare lontano. Le classi medio basse, come quella di molti di noi, riuscivano a far laureare i figli con il frutto dei loro sacrifici, laureandosi anche un po’ loro che non avevano avuto l’opportunità di farlo.

Insomma tutti guardavano lontano e, nonostante le tensioni, speravamo…

In casa sentivamo a bassa voce i racconti dei nonni che erano stati nei campi di concentramento. La pace sociale, quella in economia e in politica, non era in discussione. La si insegnava a scuola, la si imparava in oratorio e si veniva formati nelle università mentre si guardava verso un orizzonte comune.

Certo c’erano forze contrarie come il terrorismo, le organizzazioni illegali o gli autonomisti ma erano minoranza in mezzo a una cultura che voleva la pace e aveva scelto la solidarietà per ricostruire i rapporti personali e sociali.

Sentivamo con il nostro impegno di avere contribuito a fare cadere i muri, come quello di Berlino; ci eravamo commossi davanti all’evento del 5 giugno 1989 a Pechino, in cui un anonimo studente cinese, Wang Weilin, si è parato davanti a una colonna di carri armati per bloccarne l’avanzata durante la repressione delle proteste studentesche per la democrazia in Piazza Tienanmen.

E poi Mandela che dopo 27 anni di durissimo carcere, dal 1962 al 11 febbraio 1990, gran parte trascorso a Robben Island, non aveva scelto di vendicarsi ma di negoziare con il governo bianco di Frederik de Klerk per smantellare l’apartheid e guidare il Paese verso la democrazia.

Si perdonava l’imperdonabile, e un mondo altro era possibile, convinceva addirittura gli scettici che ne godevano dei benefici senza ammetterli.

Erano gli anni in cui Reagan (Presidente degli Stati Uniti) e Gorbaciov (Segretario Generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica) si incontrarono per la prima volta a Ginevra il 19 novembre 1985, nella Villa Fleur d’Eau nei pressi del Lago Lemano.

Davanti ai fotografi nella gelida mattina, Reagan accolse Gorbaciov con una stretta di mano visivamente memorabile: conversò con un sorriso e lo accompagnò dentro, mostrando un’aperta cordialità.

Pensavamo che qualcosa fosse cambiato per sempre.

C’era poi Giovanni Paolo II che alzò la voce contro l’attacco dell’America all’Iraq. Il pretesto era esportare le libertà, il contesto era conquistare i giacimenti petroliferi.

Il mondo era governato da presidenti giovani, prima Clinton, poi il giovane Bush, lo stesso Obama e tanti altri sparsi nel mondo.

Lo spazio delle libertà in Occidente si allargava sempre più, negli anni Novanta la moneta unica ci ha permesso di costruire uno spazio comune di scambio mentre, anche la fascia sociale con poche risorse ha potuto iniziare a viaggiare.

Non era mai successo prima!

Ci sentivamo protetti dalla Dichiarazione dei diritti umani e da molte Costituzioni occidentali come quella italiana, veri capolavori di antropologia giuridica.

Mondi alternativi erano lontano da noi, e impossibili per noi.

Poi, come spiega Umberto Eco, la cultura dell’Occidente ha perso la memoria, la generazione del dopo guerra ha iniziato a lasciarci mentre la cultura ha ricominciato ad ascoltare la radice opposta che la nutre.

Questa radice Eco la chiamava Ur-Fascismo, o fascismo eterno. Non è un’ideologia chiusa in un libro di storia, nemmeno un partito, è un virus culturale che può riemergere in forme nuove ogni volta che si abdica a costruire il bene comune, la pace, la giustizia che ripara e si delega in bianco. Per questo è utile conoscere i suoi tratti fondamentali di cui ci siamo reimmersi senza accorgercene e che qui sintetizzo:

  1. Culto della tradizione, in cui il passato diventa verità assoluta, impedendo ogni progresso.
  2. Rifiuto del modernismo in cui la ragione e l’Illuminismo sono bollati come decadenza e rovina.
  3. Culto dell’azione per l’azione in cui se si agisce in nome delle politiche del fare senza pensare e senza riflette sulle conseguenze è considerato un valore.
  4. Il disaccordo è un tradimento al potere, chi critica viene visto come un nemico.
  5. Paura della differenza in cui il razzismo e la xenofobia diventano un collante politico.
  6. Appello alle frustrazioni per sfruttare le paure delle classi medie in crisi.
  7. Ossessione per i complotti dove i nemici inventati o ingigantiti tengono unite le masse.
  8. Nemici troppo forti e troppo deboli costruiti attraverso una retorica che li rende al tempo stesso invincibili e ridicoli.
  9. Pacifismo come collusione perché la pace è sospetta e considerata per persone deboli, la guerra è invece la norma.
  10. Elitismo di massa che fa sentire tutti speciali, anche se sono controllati da un leader.
  11. Eroismo e culto della morte perché è meglio morire “da eroi” che vivere liberi.
  12. Machismo e misoginia che esalta la virilità, il disprezzo per le donne e le diversità.
  13. Populismo qualitativo quando il popolo è ridotto a un’unica voce, incarnata dal capo.
  14. Neolingua, la semplificazione brutale del linguaggio per ridurre la complessità del pensiero.

Umberto Eco avvertiva: non serve che siano presenti tutte queste caratteristiche, ne basta una o pochissime perché le libertà regrediscano e il passato ritorni.

Perché ci riguarda?

Perché il populismo di una decina di anni fa ha fatto rinascere il nazionalismo che parla attraverso meme, slogan semplici, discorsi che promettono sicurezza ma negano la libertà.

Riconoscere queste radici che influenzano manager, politici, uomini laici e religiosi…. è il primo passo per difendere la dignità di ogni uomo e donna, fare finta di niente si rischia di diventare complici anche di ciò che non si vorrebbe.

Piangiamo in silenzio e inermi i bambini uccisi nelle guerre, in particolare quelli di Gaza, e non riesciamo ad opporci. Perché?

Il messaggio per i giovani è chiaro: pensare con la propria testa, accettare la diversità, coltivare spirito critico sono gli antidoti più forti contro ogni regressione a un passato che non vorremmo ritorni più. La vita che è il dono più grande va difesa sempre.

Sono righe che scrivo lasciando Loyola in cui 500 anni fa Ignazio ha cambiato vita a partire da una grave ferita che aveva subito in una battaglia. Anche lui era influenzato da quell’Ur-Fascismo eterno… ma poi ha scelto di ritornare ad essere un uomo libero. Persone come lui sono per noi stelle in mezzo alla notte.

È anche per queste ragioni che Comunità di Connessioni propone tanta formazione per conoscere e conoscersi e la Fondazione Fratelli Tutti lavora sul principio di fraternità per rimanere umani. Insieme!