Il Rapporto Censis 2024 dipinge un quadro multiforme della società italiana, caratterizzata da una crescente instabilità. Gli eventi internazionali, la crisi del ceto medio, la disaffezione politica e le preoccupazioni legate ai cambiamenti climatici e ai flussi migratori si intrecciano, creando un contesto sociale di paura e di provvisorietà. La politica italiana, stretta tra dinamiche sovranazionali e tensioni interne, è costretta ad appaltare e subappaltare il pensiero politico e a gestire l’emergenza piuttosto che investire nelle grandi riforme.

Anche la società vive di tensioni inconciliabili, lo dimostra il dibattito sull’immigrazione: il 57,4% degli italiani si sente minacciato da chi vuole imporre usanze diverse dalla nostra, mentre il 38,3% è preoccupato per l’ingresso di nuovi migranti. Tuttavia, nel 2023 sono state concesse oltre 213mila cittadinanze, un numero record in Europa. Questa disparità tra percezioni e dati fa emergere la necessità di un dibattito più maturo da basare sui fatti per superare le polarizzazioni e trovare soluzioni condivise.

Il Rapporto evidenzia gravi criticità nel sistema educativo italiano che “la fabbrica degli ignoranti”. La scarsa preparazione di base rende i cittadini più vulnerabili e disorientati. I dati sull’apprendimento della lingua italiana sono allarmanti: il 24,5% degli alunni non raggiunge i livelli attesi alla fine della primaria, percentuale che sale al 39,9% alla terza media e al 43,5% all’ultimo anno delle superiori, con punte dell’80% negli istituti professionali. Lo dimostra un dato: per il 19% Mazzini è stato un politico della prima Repubblica e per il 32% la Cappella Sistina è stata affrescata da Giotto o da Leonardo. Il debito di cultura richiede interventi strutturali per migliorare la qualità dell’insegnamento.

Il divario tra città e campagne si accentua nell’accesso ai servizi. Mentre in media il 13,8% delle famiglie italiane ha difficoltà a raggiungere una farmacia e il 50,8% un pronto soccorso, nei piccoli comuni fino a 2000 abitanti queste percentuali salgono rispettivamente al 19,8% e al 68,6%. Questo dato evidenzia come i residenti nelle aree rurali siano svantaggiati nell’accesso alle cure.

Nonostante nel 2023 i consumi delle famiglie abbiano registrato una leggera crescita, il quadro del 2024 è più complesso: il 45,7% delle famiglie dichiara di aver aumentato le spese, ma il 54,6% ha visto ridursi i risparmi. Le disuguaglianze sono evidenti: il 79,5% delle famiglie meno abbienti ha ridotto i risparmi, mentre solo l’1,4% li ha aumentati.
Un allarme rosso emerge dal mercato del lavoro italiano: il 45,1% delle assunzioni previste dalle imprese è difficile da soddisfare a causa della carenza di candidati. Sono sempre più ricercati e sempre più difficili da trovare professionisti sanitari (infermieri, ostetrici, farmacisti, medici), tecnici (idraulici, elettricisti), giovani laureati e figure qualificate nel settore dell’ospitalità e dell’artigianato. In particolare, il 70,7% delle posizioni aperte per infermieri e il 66,8% per farmacisti rimangono vacanti per mancanza di candidati.

La denatalità sta generando un “imbuto dei patrimoni”: le eredità si concentreranno su un numero sempre minore di eredi, favorendo una maggiore disuguaglianza e l’accentuarsi di ricchi e poveri.

Infine dal Rapporto emerge che la società italiana post-pandemica è ritornata alla convivialità, con un aumento delle frequentazioni di luoghi pubblici e eventi. Ma la solitudine, soprattutto tra gli anziani, rimane un problema diffuso. Il 58,8% degli italiani incontra gli amici regolarmente, ma oltre 8,8 milioni di persone si definiscono sole. È questo il dato su cui vigilare, altrimenti la solitudine sociale diventa un deserto dove l’anima morirà di sete.

 

Articolo pubblicato in Vita Pastorale, Febbraio 2025