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Germania al voto

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Domenica 23 febbraio 2025 si terranno le elezioni federali tedesche, fondamentale snodo per il momento che il vecchio continente sta attraversando. Si tratta di elezioni anticipate, a seguito della sfiducia al cancelliere Scholz, leader del partito SPD. La crisi di governo è stata scaturita da problematiche legate alla gestione del bilancio e culminata con tensioni insuperabili con il Ministro delle Finanze Lindner a seguito della sentenza del Tribunale costituzionale federale (Bundesverfassungsgericht) del 15 novembre del 2023 che ha impedito di ridirezionare fondi ottenuti mediante indebitamento eccezionale per la pandemia al diverso scopo della transizione verde. Il Tribunale ha così sancito la giustiziabilità delle regole costituzionali sul c.d. pareggio di bilancio anche note come “freno al debito” (Schuldenbremse) scatenando rilevanti conseguenze politiche, essendosi di fatto creato un “buco” nel bilancio tedesco che ha dato origine alla crisi.

I più recenti sondaggi danno per preferita la CDU, partito democratico-cattolico a guida Merz, avvocato d’affari, liberal-conservatore, con alle spalle grandi esperienze internazionali. Friederich Merz ha trascorso un terzo della sua vita fuori dalla Germania, parlando metà del suo tempo in inglese, ha dunque una visione del mondo globale e meno germanocentrica, vede nell’Europea un valore da proteggere. La sua origine geografica, da una regione della Germania affacciata sulla Francia, fa altresì presagire un rapporto stretto con l’alleato francofono. Va notato che la seconda forza politica, non più solo nell’est del Paese, è AfD, partito di estrema destra guidato da Alice Weidel che si contraddistingue per le sue tendenze radicali, orientamenti xenofobi, nativisti ed etnocentrici. AfD ha recentemente ricevuto un endorsment chiaro dall’attuale amministrazione americana, basti pensare che il Vicepresidente degli Stati Uniti Vance, a margine del suo intervento alla conferenza di Monaco di qualche giorno fa, ha avuto un colloquio solo con Weidel.

Le elezioni federali si terranno mentre la Germania sta navigando quella che potrebbe esser definita la tempesta perfetta. Alcuni capisaldi su cui la Repubblica aveva fondato la sua prosperità si sono via via sgretolati. La sua economia fortemente manifatturiera godeva dell’energia a basso costo grazie alle importazioni di gas russo, garanzia interrottasi con l’inizio del conflitto in Ucraina e le sanzioni imposte alla Russia dall’Ue. Il suo modello economico export-led, incentrato sulle esportazioni vedeva negli Stati Uniti il suo principale partner economico e una importante compenetrazione con la catena del valore cinese che, la pandemia prima, e le recenti iniziative dell’amministrazione Trump stanno mettendo a repentaglio. Infine, per anni, grazie alla “protezione” militare offerta dagli Stati Uniti nell’ambito della NATO, le spese per la difesa sono state limitate.

La crisi di alcuni settori strategici, come quello dell’auto, l’avanzata della Cina come leader nella produzione dei veicoli elettrici e detentrice di terre rare, combinata con una transizione verde fortemente voluta dall’Ue ma senza prevedere con lungimiranza i fattori abilitanti per la stessa, hanno fatto sì che la Germania da due anni stia affrontando una recessione economica. Il cambio di leadership della amministrazione americana è una ulteriore sveglia che pungola lo status quo e sancisce ufficialmente il bisogno della Germania di riposizionarsi per ripartire.

Cosa aspettarsi dal nuovo governo? Si tratterà, come inscritto nella tradizione politica tedesca, di una grande coalizione che, verosimilmente, non vedrà tra le forze di governo l’AfD. Tuttavia, la sua avanzata spinge ad una riflessione più profonda sui valori e su quale società si vuole costruire. È innegabile che una fetta sempre più ampia della popolazione tedesca si riconosca in AfD, ad oggi, più di un elettore su cinque. Al centro del programma AfD vi è il contrasto alla immigrazione di massa che determinerebbe l’aumento del rischio di attacchi terroristici e “l’islamizzazione” della società tedesca.

L’immigrazione è un tema che senza dubbio richiederà risposte e proposte virtuose alla luce dei cambiamenti nella società tedesca ed europea, sempre più multietnica e diversificata sulla spinta dei flussi migratori, fenomeni legati ai cambiamenti climatici, le guerre in corso e le disuguaglianze: sono nel mondo ben 2,2 miliardi le persone che vivono senza acqua potabile e secondo la Banca Mondiale oltre 700 milioni che vivono in condizioni di povertà estrema. Non ci sarà “muro” che saprà fermare la migrazione di esseri umani che vivono in condizioni di disperazione, neppure quello che abbiamo costruito nel nostro cuore. Spetterà ad una forza mite e moderata proporre un modello alternativo capace di combinare fermezza con chi viola le regole e accoglienza per chi invece si impegna per integrarsi diventando una risorsa per tutti. Sull’importanza delle migrazioni anche per la tenuta del welfare a cui siamo stati abituati i demografi sono chiari. Non si può prescindere da un modello di sviluppo che abbia al centro la persona umana, l’adesione ai diritti fondamentali e ai valori della democrazia, proteggendo quest’ultima da una visione opposta che ne vede un orpello inutile rispetto all’avanzare del mercato. Il prossimo esecutivo tedesco verrà misurato sulla sua capacità di offrire un senso di protezione ai suoi cittadini in un mondo che appare sempre più brutale, minaccioso e incerto.

La spinta propulsiva della Germania sarà indispensabile anche in Europa dove occorrono riforme importanti per un futuro all’insegna di autonomia strategica rispetto a blocchi sempre più contrapposti e distanti dalle nostre tradizioni. L’ex Presidente della Banca Centrale europea Mario Draghi non perde occasione di ricordarne alcune: il completamento del mercato interno, l’industria, la sburocratizzazione, la creazione di una unione dei capitali, investimenti in beni pubblici europei come la ricerca in settori di punta e la difesa. La Germania per il suo peso geopolitico è un player importante per tutte queste decisioni, specialmente quando assunte con la maggioranza qualifica dall’Ue, ma anche per i suoi punti di contatto con l’Italia, date le somiglianze dei loro sistemi industriali e della società come evidenzia il Piano di Azione Italo-tedesco per la Cooperazione strategica bilaterale e nell’Unione europea siglato dal Governo Meloni[1]. Si può essere certi che la Germania giocherà un ruolo da protagonista nella nuova pagina tutta da scrivere.

[1] https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PianodAzione_IT-DE_20231122.pdf

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